Venerdì 5 febbraio a Messina, al Teatro Vittorio Emanuele si è svolto un Convegno sul tema: “Dies Jaci” un cenotafio per Antonio Maria Jaci, promosso, con Rosa Trischitta, docente referente dell’Istituto Tecnico Jaci di Messina, il cui Preside Prof. Claudio Stazzone che ha impresso un ritorno ancor più esaltante alla gloriosa struttura scolastica, così presenta il progetto:
“Il Convegno ha l’obiettivo di enfatizzare il ricordo di Antonio Maria Jaci (8Napoli 1739/ Messina 5 febbraio 1815), matematico ed astronomo italiano, scienziato, uomo di cultura, e cittadino legato alla città di Messina.
La finalità è duplice: da una parte il dovere di ridargli memoria in un contesto di dimenticanza, dall’altra sollecitare la ricostruzione della memoria in una città apatica ed indifferente verso il suo passato, ricostituendo il sepolcro ideale dell’Uomo di cui pure le ossa sono andate disperse.
Benché nato a Napoli A. M. Jaci era legato a Messina per via della madre Flavia Ferrara, messinese.
Rimasto orfano venne allevato dallo zio materno Annibale, che lo portò nella città dello Stretto.
Qui studiò Filosofia e scienze naturali e si laureò giovanissimo in Matematica, Fisica e Medicina.
L’invenzione per la quale ancor oggi viene ricordato dalla comunità scientifica internazionale fu la “meridiana del Duomo di Messina” da lui costruita nel 1802, andata danneggiata nel terremoto del 1908 e distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
La città di Messina ha intitolato all’illustre scienziato il nostro Istituto. Probabilmente questo gesto di amore nei suoi confronti da parte della città è dovuto al fatto che egli, nonostante i numerosi inviti ricevuti da personalità illustri e rinomate Accademie scientifiche, non la volle mai abbandonare.
Queste le parole simbolo del suo attaccamento a Messina: “la terra che mi accolse infante e si ha avuta tutta la mia vita, si abbia ancor essa le mie ceneri”.
I destinatari d’elezione del Convegno sono gli alunni dello “Jaci”, i messinesi, l’intellighenzia regionale e nazionale, nel risveglio della immagine sepolta e archiviata.
La finalità è quella di fondare su una consapevole ricostruzione della figura di Antonio Maria Jaci l’eponimia della Scuola e proiettarla sul territorio, ridefinendone l’immagine, la statura dello scienziato consente però, partendo da questa esigenza di approfondimento che si offre innanzitutto alla comunità scolastica, di ricostruire vicende personali, avventure della cultura che si intrecciano con pezzi di storia patria.
Ma vogliamo fare di più.
Ricordare gli altissimi ingegni che si sono formati all’Istituto che porta il nome di A.M. Jaci in un irripetibile momento che vide compagni di scuola ingegni che avrebbero occupato posti di assoluto rilievo e significato a livello nazionale ed internazionale: Giorgio La Pira, che esaltò la vocazione sociale della politica, ricoprendo altissimi incarichi, Salvatore Quasimodo, poeta e premio Nobel per la letteratura, Salvatore Pugliatti, giurista, musicologo, Rettore dell’Università di Messina per trentacinque anni, nonché ispiratore di movimenti letterari di respiro nazionale, Giuffrè, editore messinese di livello nazionale.
Oggi, partendo da questo illustre passato, l’Istituto è pronto ad accettare le sfide dei tempi moderni e della prossima riforma scolastica. Il progetto di formazione adeguerà la sua proposta a nuovi profili e a professioni emergenti, con lo sviluppo dell’indirizzo turistico, già attivato, e che grazie a tale riforma diventerà polo di riferimento a livello cittadino e provinciale, con una proiezione internazionale che già in questo Convegno è sottolineata dalla presenza del Ministro del turismo maltese”.





