A CATANIA CONVEGNO IN RICORDO DI ANGELO CAFARO, IN DIFESA DELLA VITA: TEMA SCOTTANTE DELLA PILLOLA ABORTIVA RU 486

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI ANTONINO BLANDINI



L’Associazione laicale cattolica “Scienza & Vita”, la cui sezione etnea è stata intitolata al medico catanese Angelo Cafaro, fisiatra e bioeticista fervido sostenitore della vita umana, spentosi improvvisamente all’età di 55 anni, ha organizzato a Catania, con l’Ordine dei Medici e l’Università, il I convegno in memoria del compianto copresidente e ha acceso i riflettori su un tema di bioetica assai scottante: “RU 486. Dall’aborto chirurgico all’aborto farmacologico”. Alla presenza dei parenti e della moglie, la giornalista Maria Torrisi autrice di un noto libro su S. Agata, nella sala Dusmet dell’A. O. Garibaldi, il presidente prof. Giovanni Di Rosa ha presentato gli interventi di 4 studiosi per l’aspetto giuridico, prof. Luigi Arcidiacono, farmacologico, prof. Renato Bernardini, ginecologico, prof. Giuseppe Ettore, e bioetico, prof. Luciano Sesta. Moderatrice la giornalista Flaminia Belfiore.

*Dopo l’introduzione di carattere generale fatta da Arcidiacono, circa l’inquadramento di questo sistema all’interno della ricostruzione della legge n. 194/1978 e quali problemi di compatibilità più o meno giuridica ponga detta normativa rispetto all’introduzione della pillola RU 486, i 3 specialisti hanno affrontato compiutamente quel che comporta l’introduzione ormai prossima in Italia della pillola, la cui denominazione deriva dal tipo di molecole aggregate. Si tratta di due farmaci, catalogati dalla ditta produttrice come una sorta di marca, ma non ha una valenza specifica: essi agiscono insieme per ottenere il risultato secondo un meccanismo farmacologico. Uno induce e l’altro espelle.

*Bernardini ha spiegato come si realizza l’effetto del farmaco. Dal punto di vista medico Ettore ha illustrato come dovrebbe avvenire il ricovero nella struttura sanitaria da rendere obbligatorio fino al momento in cui si realizza il risultato finale, anche se nessuno è in grado di stabilire con certezza il tempo necessario; il che pone problemi come la degenza, il costo, l’obbligatorietà di mantenere la donna fino al momento dell’aborto. Alla fine tale sistema diventa un trattamento sanitario obbligatorio. Per gli aspetti etici, Sesta ha posto l’attenzione sulla differenza tra aborto chirurgico e farmacologico nella prospettiva di una probabile spersonalizzazione della questione. Così s’incentiva con la pillola l’interruzione volontaria della gravidanza, senza aver evitato l’aborto.

IL PARERE DEL PROF. DI ROSA

Qual è, a distanza di 30 anni, il vero problema della 194/1978?

Con questo convegno S&V ha voluto sollecitare l’attenzione sulla circostanza che non si sta affrontando il vero problema della 194, di una sua corretta attuazione e di un potenziamento di quelle strutture che, anche a livello di volontariato, fanno tanto ma sono senza mezzi: i Centri Aiuto alla Vita, posti di frontiera dove i consultori mandano chi ha bisogno d’essere aiutato, con un sostegno di 400 euro al mese durante la gravidanza e per i primi 3 mesi di puerperio. Dopo non c’è più niente. Una persona sola non ha alcuna alternativa e abortisce. Invece andrebbe responsabilizzata un’educazione sessuale corretta che aiuti a capire il valore della vita. Se poi dovesse accadere l’aborto, bisogna tutelare concretamente la vita, con le risorse anche economiche.

In senso tecnico che cos’è la RU 486? E’ una modifica o l’attuazione della legge vigente?

L’introduzione della RU 486 non è una modifica della legge vigente, ma l’attuazione che prevede tecniche migliorative che possono teoricamente essere più sicure. La prospettiva sarebbe: “facciamo un chekup alla legge, vediamo come ha funzionato, i punti che non sono stati attuati”, per capire quali sono le vere condizioni per aiutare con un progetto serio le persone ad accettare la vita nascente, perché ognuna di quelle persone che sono state abortite poteva essere uno di noi. E’ la violazione di un diritto fondamentale che non dev’essere negato a nessuno.

Allora l’aborto farmaceutico è un aborto vero e proprio!

Sì, per noi cristiani l’aborto è delitto, omicidio tra quelli in assoluto più gravi perché perpetrato nei confronti di una persona che non si può difendere, un essere umano fin dal concepimento, scientificamente dimostrato; è un individuo, parte di un processo biologico che non s’arresta, se qualcuno non ci mette mano, fino al momento della nascita. E’ ipocrita dire che l’embrione non è una pre-persona, perché la scienza sa come stanno le cose. Tutti si tutelano ipocritamente sotto il manto della scienza. Al momento del concepimento dell’unione di 2 gameti, si forma un essere vitale, umano e non animale. I casi eccezionali rimangono tali.

Così si nega il più importante  dei diritti fondamentali.

Una volta che la legge introduce questi criteri –motivi economici, sociali, pregiudizio alla salute psichica- essa introduce il grimaldello per la negazione di un diritto fondamentale riconosciuto in tutte le dichiarazioni internazionali di principi. In Italia ci sarebbe bisogno di un atto di coraggio per dire: investiamo prima di tutto nella persona umana. E quale persona umana degna di tutela c’è meglio del concepito? Noi riteniamo che l’aborto sia un grave misfatto, un delitto da parte di una società come la nostra che si dice avanzata, liberale, progressista, democratica. Questa è una farsa mascherata: io tutelo la foca monaca della Groenlandia e ammazzo un sacco di persone. L’animale vale più della persona. Se io tocco un cane la LPA mi fa mettere in galera. Siamo al paradosso. 

Perché la RU 486 si può considerare un rimedio incompatibile con la morale cristiana?

Tale “rimedio”, però, nulla toglie alla gravità dell’aborto che rimane incompatibile con la morale cristiana. L’unica possibilità è quella del pericolo, attuale ed imminente, della vita della donna. Ma, in quanto tale, l’interruzione volontaria della gravidanza è un atto moralmente incompatibile con la fede cristiana. Non è, come può sembrare, un male minore ma una tecnica diversa, anche se meno invasiva, attraverso cui si realizza lo stesso male. Il problema è che le risultanze che si sono avute, anche da parte della casa produttrice, denotano che ci sono stati una serie di decessi determinati dall’uso della pillola; ma il problema è legato al fatto che tutta una serie di controindicazioni non sono state indagate fino in fondo, perché sempre di un farmaco si tratta. Si apre così uno scenario sulla pelle della gente. Queste cose, per quanto si possa andare con cautela, andrebbero risolte un po’ alla radice, perché i veri problemi non si affrontano, come incentivare le strutture consultoriali, mettendo a disposizione le risorse economiche per chi una gravidanza rappresenta un problema. Come S&V apprezzeremmo di più un interesse dello Stato a sostenere gravidanze piuttosto che a trovare strumenti più rapidi e sbrigativi per ottenere lo stesso risultato dell’aborto.

Qual è statisticamente la situazione dell’aborto in Italia?

Dal 1978 sono stati legalizzati quasi 5milioni di aborti; è difficile credere tutti aborti di necessità. Ogni anno abbiamo dai 120 ai 130mila aborti legali; ci sono poi quelli clandestini che hanno complicato la questione, soprattutto con l’introduzione del reato di clandestinità; una clandestina mai andrà ad abortire in una struttura pubblica, perché sarebbe subito arrestata. E’ un sistema completamente impazzito. Bisogna mettere mano a queste regole perché c’è una grande confusione a scapito di questi disgraziati e una serie di problemi che si pagano sulla pelle delle persone.

Non sarebbe necessario un Checkup della “tutela sociale della maternità”?

Si ha l’impressione che ci sia un andamento un po’ schizofrenico, mentre bisognerebbe fare veramente un checkup alla legge 194, per consentire che la tutela della vita dal suo inizio, come dice la stessa legge sulla “tutela sociale della maternità”, sia effettiva. Diano gli strumenti agli operatori per portare avanti la gravidanza piuttosto che interromperla; diano gli incentivi alle famiglie che poi si trovano in difficoltà; lavoriamo, invece, nel campo della sollecitazione dell’aborto su via farmacologia. Non è una soluzione del problema quella di RU 468 ma una tecnica diversa che non risolve il problema. Lo Stato dovrebbe mettere mano al portafoglio per la promozione della vita e della famiglia. Se non si parte da qui, i discorsi sull’educazione sono tempo perso; si deve tutelare la vita: gli altri diritti vengono dopo.

Come viene tutelato il diritto alla vita?

Senza diritto alla vita non c’è spazio per nessun altro diritto. Non credo che la RU 468 sia fuori dalla legge, però pone dei problemi applicativi di non facile soluzione, che la legge non aveva contemplato perché allora non esisteva l’aborto farmacologico. Un ripensamento della legge sarebbe stato opportuno nel momento d’introdurre tale tecnica. C’era l’occasione per il Parlamento di ridisegnare i criteri applicativi della legge piuttosto che seguire la via amministrativa del ministero della Salute. Tra poco il farmaco sarà utilizzabile in campo ospedaliero. Sarà tutto sotto controllo? Con più cautela la questione poteva essere affrontata diversamente.

                                                                                                             
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