CARMELO GAROFALO SE NE E' ANDATO CON LA NOTIZIA IN MANO
Pubblicato il 5 ottobre 2012
“Carissimi,
sempre più breve ormai è il sentiero terreno da percorrere.
Non ho niente da lasciare se non il ricordo della mia vita complessa, mirata sempre a servire gli altri, la famiglia, la società, i poveri e gli ammalati, gli amici veri o falsi, ma a me sempre cari, perché l’amicizia, se è amicizia, non può avere soluzioni di continuità non essendo una fisarmonica di sentimenti.
Non nutro alcun rancore.
L’essere umano è sempre più arido, egoistico, assoluto, assetato di danaro e di potere.
Tradirei me stesso se sentendomi sempre più vicino a Dio, che giustizia farà degli empi e che giustizia renderà alle anime pie, non ricordassi i tempi in cui eravamo, sì più poveri, ma eravamo certamente più felici e ci si voleva tutti bene, ci si aiutava a vicenda, ed era il trionfo della carità, della solidarietà, dell’amore donatoci da Dio.
Non lascio niente perché muoio ricco, muoio ricco perchè povero ed essendo stato sempre povero sono stato libero e, quindi, ricco.
Non mi sono mai piegato se non, qualche volta per non arrecare danni alla mia famiglia, alle violente arroganze, dei furbastri di tutti i tempi le cui colpe, come le mie, saranno giudicate da Dio.
Non ho rimpianti per quanto e per quello che avrei potuto avere soltanto se mi fossi piegato alle avidità ed al malaffare e non ho rimorso alcuno.
Mi affido alla pietà del Signore ed al ricordo dei tanti che mi hanno compreso e mi hanno voluto bene”.
(Carmelo Garofalo)
La Redazione tutta de “L’Eco del Sud” non può piangere il suo Direttore perchè impegnata a continuare a testa alta e con fierezza, sentimento che Carmelo Garofalo, pretendeva da ogni sua “creatura”: il Giornale, l’Università della Terza Età, i Club UNESCO di Messina e di Milazzo, noi stessi, i suoi collaboratori.
Mentre impazzano le telefonate, mentre trabocca la casella di posta elettronica nessuno intende lasciarsi trasportare dall’emozione, perché la poltrona davanti alla scrivania della stanza di direzione non è ancora vuota, perché, Lui, IL PROF., certo non vorrebbe: “il lavoro è lavoro, non perdete tempo”! ecco cosa ci direbbe.
Difficile scrivere un resoconto della Sua vita, difficile scrivere “un pezzo”, perché “un pezzo” non basterebbe a racchiudere la pienezza e la complessità del Suo animo, le Sue innumerevoli esperienze professionali, i Suoi traguardi, i Suoi successi.
Infiniti sono gli insegnamenti da Lui ricevuti, ogni minuto trascorso a Suo fianco si cristallizza nelle vite di chi ha avuto il dono di conoscerLo, apprezzarLo e volerGli bene, anche odiarLo, perché il Suo carisma non lasciava indenne nessuno.
Irreprensibile, instancabile, esigente, audace, sagace, forte come una roccia, gentiluomo d’altri tempi, divertente, presente e disponibile sempre, di intelligenza rara, di sensibilità non comune, uomo di gran fede, umile e colto, puro e di grande rigore morale.
Lascia un testimone difficile da cogliere, un’eredità incommensurabile difficile da gestire, impossibile da imitare.
La sua grandezza d’animo, la Sua pragmaticità, la sua competenza ed onestà intellettuale, rimarranno per sempre la vera essenza del Suo modo etico di fare informazione, al servizio della verità e del rispetto della dignità altrui, Maestro di giornalismo, penna d’oro della cultura messinese, dai suoi scritti è passata, amata e contestata, la storia di un secolo intero.
Questo articolo che si scrive da sé, non riesce ad essere un necrologio, né pretende d’essere un'ode, è solo il saluto ad un Amico che si allontana, che parte per quel fantastico “volo spaziale con biglietto di sola andata”, come piaceva scherzosamente dire, è “raccontare Carmelo Garofalo come Egli stesso si sarebbe raccontato, con la semplicità del linguaggio che Gli era consueta, senza pirotecnica retorica”.
Carmelo Garofalo si è allontanato verso la luce allo stesso modo in cui dalla luce era venuto…. leggendo il giornale!
Ironia della sorte? No, “il dovere d’ogni giornalista – direbbe – il dovere d’ogni giornalista”!