A NEW YORK LA CONFERENZA DI REVISIONE DEL TNP
DI LIVIA SATULLO
Dal 3 al 28 maggio si tiene a New York la Conferenza di revisione del TNP, Trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari, conferenza prevista da statuto ogni cinque anni.
L’evento si rivela cruciale in un momento in cui la questione del nucleare, con particolare riferimento al caso Iran e alla Corea del Nord, si fa ogni giorno più scottante. Il trattato di Non Proliferazione entrato in vigore nel 1970 si fonda su tre principi disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare. Il trattato proibisce agli stati firmatari "non-nucleari" (ovvero che non possiedono armi nucleari) di procurarsi tali armamenti e agli stati "nucleari" di fornir loro tecnologie nucleari belliche. Trai paesi dotati di testate nucleari i paesi non firmatari del TNP sono Israele, India, Pakistan e Corea del Nord.
Cinque anni fa la conferenza si era chiusa senza alcun nuovo piano di azione contro la proliferazione nucleare, e neanche un documento unitario finale: le tre Commissioni di lavoro incaricate di redigere le raccomandazioni - legalmente vincolanti per i Paesi firmatari - da mettere in atto per rendere più efficace il Trattato infatti rimasero bloccate dai veti incrociati di numerosi Paesi membri.
Per quest’anno le aspettative sono alte e di gran lunga migliori. La conferenza quinquennale si è infatti aperta con la rivelazione da parte del Pentagono di uno dei segreti meglio custoditi della storia: sono 5.113 le testate nucleari a disposizione degli Stati uniti, oltre a «diverse migliaia» di altre testate fuori uso che debbono essere smantellate. E' la prima volta dal 1962 che gli Usa forniscono precisazioni sulla consistenza del proprio arsenale. L’arsenale dichiarato fa riferimento al settembre 2009 e il Pentagono dichiara una diminuzione del 75% rispetto al 1989. La dichiarazione dimostra la buona volontà degli USA e della presidenza Obama per giungere alla conclusione della conferenza a degli esiti positivi quali erano stati quelli raggiunti alla fine della Conferenza di Revisione del 2000.
Tuttavia, la conferenza si è aperta con l’intervento del Presidente iraniano Ahmedinejad che ha esordito affermando che essendo gli occidentali ad avere le armi sono gli occidentali a doversi preoccupare del disarmo. In particolare appare minaccioso l’invito da parte di Teheran agli Usa a smantellare le loro basi così come quelle dei loro alleati europei in particolare Italia, Germania, Giappone e Olanda. A seguito di questa dichiarazione numerose delegazioni occidentali hanno immediatamente abbandonato la conferenza.
C’è tempo fino al 28 maggio per salvare le sorti di questa conferenza.