ALFANO, MAZZA, TELENEWS: IL SILENZIO CHE UCCIDE...
DI CARMELO GAROFALO
Da diciotto anni i giornalisti che per anni avevano prestato la loro quotidiana attività per realizzare i telegiornali di Telenews, attendono un segno di attenzione, più che stipendi e rimborsi spese mai erogati in loro favore, il riconoscimento d’aver tenuto testa alle offensive della mafia del tempo continuando il loro lavoro tra mille insidie e rischiosi pericoli per poter gridare a tutti che non era vero che Telenews chiudeva i battenti e che la mafia avesse vinto, come intitolava la prima pagina di un quotidiano nazionale dopo il tragico agguato, la sera del 30 luglio 1993, ad Antonio Mazza, fondatore ed editore della testata televisiva di Barcellona P.G.
L’uccisione di Mazza, eseguita con un’azione tipicamente mafiosa, seguiva a quelle di Beppe Alfano, uno tra i più validi collaboratori di assalto di Telenews, avvenuto sei mesi prima in macabra cadenza semestrale dal terzo delitto d’eccellenza quello del Consigliere comunale repubblicano Salomone.
Nessuno allora s’è chiesto se potesse esservi relazione fra i tre delitti.
Ammirevoli le iniziative di Antonio Mazza e dei familiari di Alfano per tenere in vita il ricordo del professore Beppe, incomprensibile il silenzio, di contro, per le morti di Mazza e Salomone.
L’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, con alta sensibilità, deliberò le iscrizioni post mortem di Alfano e di Mazza all’Albo dei Giornalisti pubblicisti, a riconoscimento dell’impegno profuso dagli stessi nella lotta alla criminalità organizzata.
Nulla di più. La stessa amministrazione comunale di Barcellona P.G. rende omaggio annualmente, sia pure con cerimonia distinta da quelle organizzate dalla famiglia, soltanto alla memoria di Beppe Alfano, e ne siamo particolarmente lieti, nel ricordo di un giovane e valoroso collega al quale tanto abbiamo voluto bene.
Ma non comprendiamo come, là dove non era riuscita la mafia, arrivi la mano oscura di carte e di interventi burocratici che, con un compromesso avallato dalla promessa di un uomo politico, indubbiamente in buona fede, e di un procedimento giudiziario arenatosi altrettanto incomprensibilmente per lunghi otto anni per pervenire ad una conclusione che si sarebbe potuta raggiungere in pochi mesi determinando così la dispersione di tutti i beni di Telenews la definitiva chiusura della stessa, disperdendo al vento sciroccoso di Sicilia l’interessante archivio di videocassette attraverso le quali si sarebbero revisionati i telegiornali d’avanguardia trasmessi da tele news.
Tutto dissoltosi nel nulla ad offesa della sacra memoria di coloro che avevano sacrificato la loro giovane vita per lottare contro la mafia.
Responsabile il silenzio dei politici, dei media, delle Istituzioni.
Il silenzio che uccide.