BERLUSCONI VADA AVANTI E FINI SMETTA DI STARNAZZARE
DI CARMELO GAROFALO
E così Fini se ne va…
Anzi, no, non se ne va! E lo annuncia, a voce alta: “non ho intenzione di togliere il disturbo né di stare zitto”
Come se avesse vinto la battaglia del Piave, anche se consapevolmente convinto d’essere a Caporetto.
Che tenerezza il sapere che almeno una cinquantina, fra senatori e deputati, gli sono rimasti fedeli, ma lo saranno fino alla morte?
Che vanto per gli altri due terzi di parlamentari AN d’essersi riconosciuti componenti del Popolo della Libertà per “una scelta giusta e irreversibile” e tra essi un La Russa, un Gasparri, un Alemanno, una Giorgia Meloni, un Matteoli, parlamentari di spessa valenza politica, personalità che hanno il senso dello Stato, e sono portatori dei valori più nobili tra i quali primeggiano coerenza, lealtà, onore agli ideali ed ai patti stipulati, il dovere di servire la gente e il territorio in umiltà ma con rigoroso impegno quotidiano di trasparenza e di creatività costruttiva.
Perché Fini intende far esplodere il suo dissenso all’interno di un partito alla cui fondazione ha concorso consapevolmente e liberamente?
Perchè, ammessa la validità di certi dissensi, non se s’è fatto portavoce all’interno del partito senza il chiassoso fragore mediatico che consente agli avversari politici di paragonarlo alla goccia che scava la roccia, sì da far augurare a Di Pietro che “goccia dopo goccia si possa bucare la pietra di questo regime”?
Interrogativi inquietanti che la base dell’ex MSI, che pur a Fini aveva concesso lo strappo di Fiuggi, e la ricompattata in Alleanza Nazionale e ne aveva convalidato l’affluenza nel PDL, si pone sempre più convinta che è Fini ad estromettersi dal PDL nel quale purtroppo, si ostina a rimanere.
E poiché è chiaro che l’opposizione finiana a Berlusconi, cui fanno da grancassa gli strumenti mediatici avversari, continuerà come prima e peggio di prima, è tutto il popolo che vota per la libertà e la democrazia a chiedere che si faccia chiarezza ora, subito, perché non sia distrutta da miserevoli turbolenze la politica programmata per un triennio che non conoscerà fasi interruttive elettorali.
Chi scrive ritiene di avere autorità storica nel recepire il pensiero della base che ha combattuto e non intende che l’Italia finisca nei cassonetti dell’odio, della rissa, dell’affarismo, delle divisioni, dello starnazzare continuo di chi vien meno agli ideali in onore dei quali è arrivato al vertice delle Istituzioni.
Sia il trionfo del bene sul male, dell’amore per l’Italia e per la sua gente che da sessantacinque anni è ostaggio di dilettanti e di incapaci, eternamente paladini di contrasti demagogici distruttivi o, almeno, causa di un negativo immobilismo.
“si sfascia il partito del padrone”. Di tanto convinto, e non occorre fare scongiuri perché è una spaventosa bufala,
ne dà lieto annuncio il giornale di Travaglio, con grande gaudio.
Fini, nel leggerlo, dovrebbe arrossire di vergogna per aver creato le condizioni per far gioire gli avversarti che hanno ancora le ossa rotte dai risultati delle regionali.
Fini, “il guastatore” per noi lo era ormai da anni, e ne possono dare autorevole testimonianza qualificate personalità, da quando, venendo meno agli ideali di chi s’era illuso d’aver forgiato il legittimo erede, da quegli ideali s’era allontanato.