CATANIA FESTEGGIA SANT’AGATA
L’inizio dell’anno è già per i Catanesi il preludio della festa di sant’Agata, annunciata a mezzogiorno delle domeniche di gennaio da colpi di cannone. Tutto il mese è un susseguirsi di iniziative: mostre, presentazione di libri, convegni, celebrazioni religiose, peregrinatio del Velo. Ma appena entra febbraio l’attesa diventa febbrile. Le candelore in giro per la città introducono quell’aria di festa che fa gioire il cuore ed inizia il conto alla rovescia. Eccoci a giorno tre, il giorno più spettacolare che richiama in via Etnea un numero considerevole di Catanesi e non, per assistere alla processione dell’offerta della cera che vede sfilare le scintillanti carrozze del Senato con i valletti in livrea e le maggiori autorità cittadine. E’ la vigilia dell’abbraccio dei devoti con l’amata Patrona, vigilia scandita da momenti particolarmente attesi quali, a sera, i canti in piazza Duomo e il fantasmagorico spettacolo pirotecnico. Poi la notte dell’attesa: poche ore di sonno e subito in piazza aspettando che si aprano le porte della Cattedrale per conquistare i primi posti. L’uscita della Santa dalla “cameretta” –dove sono custoditi i preziosi reliquiari- viene accolta da invocazioni a squarciagola che si placano solo durante la Messa dell’aurora, presieduta dall’arcivescovo metropolita. La folla è straripante e incontenibile. Sant’Agata si affaccia su una piazza in delirio. Dopo il discorso di rito, inizia il grande giro esterno che coinvolge moltissimi cittadini con il sacco nel tirare il lungo cordone che trascina il fercolo.
La città rallenta i suoi ritmi. Chi è costretto a lavorare lo fa malvolentieri perché vorrebbe essere lì, accanto a sant’Agata. E sulla bocca di tutti c’è sempre la domanda “dov’è arrivata sant’Agata?” per capire se le si può andare un attimo incontro. Solo chi ha potuto partecipare, almeno una volta, a questa festa può capire cosa essa significhi per i catanesi. La processione nel suo incedere lento da qualche anno fa registrare una importante novità: la recita del santo Rosario tra i devoti del cordone,
introdotta e guidata dagli Amici del Rosario cui si sono unite quest’anno altre associazioni laicali.
Questo primo giorno del giro, caratterizzato dall’attraversamento di via Dusmet, piazza dei Martiri, viale della Libertà, piazza Jolanda, via Umberto, Piazza Carlo Alberto, piazza Stesicoro, vede il suo momento culminante nella salita dei Cappuccini. Dopo una sosta a sant’Agata la Vetere, dove si trova l’originario sepolcro della martire, per la recita dei Primi Vespri, il lungo serpente bianco si snoda per via del Plebiscito, tra i catanesi veraci che riservano alla Santa un’accoglienza tutta particolare.
Il rientro in Cattedrale avviene quando il sole è già alto, dopo la suggestiva “calata della Marina”.
Il cinque è il giorno liturgico con, in mattinata, il pontificale presieduto da un alto prelato, spesso un cardinale, il pellegrinaggio in chiesa e il bacio delle reliquie. Alle 17 l’uscita per il giro interno che vede sant’Agata percorrere via Etnea prima e via Caronda dopo, fino alla chiesa di sant’Agata al Borgo e poi la discesa, rallentata al massimo dai ceroni accesi, giganteschi ex voto che spargono per via un fiume di cera. L’attesa di tutti è per la salita di san Giuliano che precede l’ingresso in via Crociferi dove il canto delle monache ammutolisce i present,i creando un momento di profonda intensità spirituale.
La festa è ormai alle ultime battute. La stanchezza è palpabile ma il sentimento prevalente è la tristezza del distacco. Tra poco la “cammaredda” accoglierà nuovamente le reliquie della Santa e l’unica consolazione sarà quella che tra sette giorni, per l’ottava, la si potrà ancora riabbracciare.