CELEBRARE LAVORANDO LA FESTA DEL LAVORO
DI CARMELO GAROFALO
Per gli italiani che ancora credono nei valori di sempre la vera Festa del Lavoro è il giorno in cui si inizia a lavorare, sia vincendo un concorso, sia a chiamata diretta.
Perché, quindi, protestare soltanto all’ipotesi montiana di accorpare le festività, 1 maggio e 25 aprile compresi, in un momento in cui proprio per sopravvivere ai rischi di una crisi che tutto divora e tutto distrugge, è sempre più necessario lavorare, lavorare, lavorare?
D’altra parte noi novantenni ricordiamo con orrore il ritorno alla cosiddetta “Festa del Lavoro” ripristinata dagli esultanti politici del dopoguerra: tutti in piazza ad ascoltare, riverenti e plaudenti, le prediche degli “eroi” del tempo.
Alla fine i bambini che avevano accompagnato i genitori, assetati, affamati, chiedevamo, piangendo, acqua e pane; le donne, stanche per il viaggio dagli sperduti borghi periferici al capoluogo dove si celebrava la “Festa del Lavoro” andavano alla ricerca di una sedia per riposarsi in attesa di rientrare ai paesi d’origine.
E altri alla ricerca di un bar, di una trattoria, di un posto per dissetarsi e per mettere qualcosa sotto i denti, o a cercare di comprare sigarette o cartoline.
Tutti a piedi, tutti disperati.
Non vi erano né tram né autobus né botteghe aperte, di qualsiasi genere.
Tutti soli in piazza, nella città ermeticamente chiusa.
Era o non era la Festa del Lavoro?
Ed allora, compagni ed amici, suvvia, diciamocelo senza timore almeno: festeggiare lavorando il 1 maggio è il modo migliore di celebrare la Festa del Lavoro.
Con gioia, con soddisfazione, con la certezza che ci salveremo dallo tsunami della crisi mondiale soltando lavorando.