CENTORRINO HA LA TESSERA DEL PD: PERCHE’ TANTO CLAMORE MEDIATICO?

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

 

DI CARMELO GAROFALO

 

 

 

 

 

È sorprendente il clamore con il quale è stato sollevato il caso Centorrino, additato ai lettori essere un uomo del Partito Democratico, con regolare tessera.

Perché era già abbastanza nota l’appartenenza del professor Centorrino al PD: e non vi è nulla da rimproverargli perché Uomo sempre di sinistra, con una coerenza che gli fa onore e della quale non ha ragione di rimproverarsi.

Se avessero potuto addebitargli qualcos’altro lo avrebbero certamente fatto, anche se non è stato  fatto per l’uso particolarmente discrezionale di pubblicità istituzionale che è nel DNA di certi Assessori.

Ma l’appartenenza ad un partito dello schieramento  di centrosinistra non è una colpa.

L’errore è nell’avere stravolto la formula politica voluta dall’elettorato nel 2008.

Uno stravolgimento al quale si è arrivati per colpa di tutti e di nessuno, ma, in particolare, per la rissosità che è la caratteristica amara della politica di questi ultimi tempi.

Messina aveva votato largamente per uno schieramento opposto a quello che oggi governa la Sicilia e non ha certamente  accettato positivamente che venisse sostituito l’Assessore Beninati che, tra l'altro, aveva avviato un valido piano-casa.

Per il dovuto rispetto delle regole di una democrazia sana e normale.

Ha ragione, comunque, l’Assessore Centorrino nell’affermare, difronte al clamore mediatico per la sua appartenenza al PD: “non mi sembra una colpa essere iscritto, sono stato scelto dal Governatore”.

Non entriamo nel merito della formula adottata del Governatore per il Lombardo-ter.

Ma dovendo inserire nel suo Governo elementi del PD per averne il sostegno in aula, è stato meglio così.

Se non altro Messina ha, comunque, un Assessore ed il  Prof. Mario Centorrino è non solo politico accorto e intelligente ma è anche attento e prestigioso editorialista del quotidiano catanese ed è insigne docente cattedratico dell’Università di Messina.

Il Governo regionale dimostri di voler governare per il bene comune, accantonando simpatie e antipatie, puntando concretamente alle riforme annunciate altrimenti si dovrà tornare alle urne e saranno gli elettori a fare giustizia di chi, coscientemente o no, ha fallito.

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