CON L'ALLUVIONE DI MESSINA VACILLA LA CREDIBILITA' DELL'AUTONOMIA SICILIANA
DI CARMELO GAROFALO
Triste vigilia di Natale per gli alluvionati di Messina, per le famiglie duramente colpite, per i Comuni e le frazioni devastate, flagellate, agonizzanti, dopo lo “tsunami” del 1° ottobre, per il balbettio con cui politici ed amministratori si muovono.
Ma i problemi restano insoluti, con l’amarezza di Bertolaso che, pur essendo stato artefice prodigioso della ripresa abruzzese, lamenta i tempi di lumaca in Abruzzo, con gli appelli, da Messina, disperati di Buzzanca, Sindaco e deputato regionale, e Lombardo Presidente della Regione corresponsabile dell’emergenza messinese che, a sua volta, lancia l’SOS al Presidente Berlusconi perché non ci sono soldi per fronteggiare i bisogni della gente e del territorio .
La gente si chiede, amareggiata, a volte piena di rabbia, a che serve la tanto conclamata Autonomia se in un’emergenza, per quanto drammatica, è sempre un’emergenza locale che dovrebbe essere fronteggiata con i mezzi propri del Comune e della Regione .
Si domanda la gente a che cosa serve aver nominato due Commissari se gli stessi, pur con il validissimo aiuto di Bertolaso, non hanno alcuna possibilità di intervenire concretamente? Sicchè agli occhi degli italiani, e purtroppo anche degli stranieri, le visite continue di Lombardo, Buzzanca e Ricevuto, sui luoghi del disastro e degli alberghi dove sono alloggiati gli sfollati, appaiono come delle passerelle paracadute.
Non ci sono soldi, affermano amaramente, e congiuntamente, Lombardo e Buzzanca entrambi deputati regionali.
Eppure i soldi ci sono, alla Regione.
Occorre però che ci sia la buona volontà di tutti, che si reperiscono somme destinate ad inutili sprechi, a portare le variazioni di bilancio e procedere senza balbettamenti di qualsiasi genere.
Il Presidente Lombardo, che è certamente un decisionista, non deve venire meno alle aspettative di chi gli ha dato il voto.
Per quanto occorre per l’alluvione di Messina, distribuisca gran parte delle somme destinate a consulenze, a grossi Convegni di parata, alla pubblicità Istituzionale che non è necessaria essendo dovere di noi giornalisti diffondere tutte quelle notizia che sono concretamente utili a far conoscere la Sicilia operosa e produttiva.
Temporeggiare ancora, passando il cerino acceso da Messina a Palermo e da Palermo a Roma è un segno clamoroso del fallimento dell’Autonomia per la quale ci siamo battuti e nella quale malgrado tutto, crediamo.