CON LOMBARDO “GOVERNATORE” VERSO LA “REPUBBLICA DI SICILIA”
CON UNA GIUNTA “SPEZZATINO” O “FRITTO MISTO”…
DI CARMELO GAROFALO
Il quotidiano “La Padania” fa sapere che a Lecce sarebbe stata costituita la “Repubblica Salentina” il cui marchio sarebbe stato adottato dall’Istituto Tecnico della Città.
Non ci sorprende perché noi ricordiamo un’altra Repubblica costituita dal Sindaco di un centro Jonico calabrese “La Repubblica di Kaulonia” che impegnò addirittura l’esercito italiano.
Frastornati dal chiacchiericcio e dalle turbolenze della politica italiana, dai parti prolifici dei governi Lombardo – quattro in due anni – non ci stupirebbe se a qualcuno venisse in mente di proclamare la “Repubblica di Sicilia”…
Ai nostri tempi, durante il Regno d’Italia, quando qualcosa non veniva fatto o veniva fatta male era d’uso dire: “ma che siamo in piena Repubblica?”
Così, che si possa arrivare presto ad una “Repubblica di Sicilia” è ormai sempre più chiaro con il “Governatore” Raffaele Lombardo che sta per varare, contro tutto e contro tutti, una Giunta regionale che, definita da un periodico “Governo spezzatino”, a noi sembra essere invece un “Governo fritto misto” per l’annunciata composizione di sei “tecnici” e sei “politici”.
Infatti, Lombardo, sempre più determinato ad andare contro corrente ha chiaramente detto che questo quarto Governo “semestrale” nasce “con chi se la sente” e “con chi ci sta”, e soprattutto ha chiaramente proclamato che il suo non è un Partito di sinistra ma un movimento autonomista, però è chiaro a tutti che ad appoggiarlo sarà, soprattutto, quel Partito Democratico clamorosamente bocciato dall’elettorato nel 2008.
A questo punto l’uomo della strada si domanda a che serva indire le così dette “libere elezioni” se poi finisce con il governare lo schieramento non votato dal popolo la cui maggioranza largamente votata viene relegata all’opposizione.
Repubblica o non Repubblica, comunque, un dato è certo: che Fini e Lombardo passeranno alla storia come i dissipatori del più cospicuo patrimonio elettorale dato loro dal popolo “sovrano” che corre il rischio di essere relegato a popolo “suddito”.