CONSIGLIO EUROPEO A LAVORO
DI LIVIA SATULLO
Il 24-25 marzo ha avuto luogo il terzo Consiglio Europeo dall’inizio dell’anno 2011. La frequenza con cui il Consiglio viene convocato, anche al di là degli appuntamenti ufficiali, è prova evidente dell’eccezionalità e gravità del momento, sia a livello politico che economico.
Quest’ultimo Consiglio era stato pensato per approvare delle misure in materia di governance economica con la costituzione del Patto Euro Plus da parte dei paesi della zona euro più Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. Nell’ambito del capitolo economico, affrontato durante la prima sessione dei lavori, è stato inoltre approvato il nuovo meccanismo europeo di stabilità (MES) che assumerà il ruolo del fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) nel fornire assistenza finanziaria esterna agli Stati membri della zona euro dopo il giugno 2013, con una capacità effettiva di prestito pari a 500 mld di euro. In particolare, in linea con un impegno verso la strategia Europa 2020, gli Stati Membri si impegnano ad attuare misure atte a: “rendere il lavoro più attraente; aiutare i disoccupati a reinserirsi nel mondo del lavoro; lottare contro la povertà e promuovere l'inclusione sociale; investire nell'istruzione e nella formazione; conciliare sicurezza e flessibilità; riformare i sistemi pensionistici; attirare capitali privati per finanziare la crescita; stimolare la ricerca e l'innovazione; offrire un accesso all'energia efficace in termini di costi e aumentare l'incisività delle politiche di efficienza energetica”. Il tutto nella prospettiva di realizzare i seguenti obiettivi principali: stimolare la competitività, stimolare l'occupazione, concorrere ulteriormente alla sostenibilità delle finanze pubbliche, rafforzare la stabilità finanziaria.
Tuttavia, alla luce delle recenti evoluzioni internazionali non si è potuto fare a meno di parlare di Libia, questione che sta generando all’interno dell’Unione una netta spaccatura, col ruolo forte assunto da Sarkozy, seguito da Cameron e la presa di distanza della Merkel. Nelle conclusioni si riporta che: “il Consiglio europeo ha ribadito l'invito al colonnello Gheddafi ad abbandonare il potere immediatamente per consentire alla Libia di avviarsi rapidamente ad una transizione ordinata a guida libica verso la democrazia attraverso un dialogo su basi ampie”. L’Unione Europea ha prontamente attuato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1973 estendendo l’elenco delle entità e delle persone soggette a misure restrittive.
Si è parlato anche di immigrazione con il riferimento all’intenzione di raggiungere entro il 2011 un accordo che sul regolamento che rafforza le capacità di Frontex ed un invito nel frattempo agli Stati Membri a fornire risorse umane e tecniche supplementari.
Ulteriori riferimenti sono stati fatti agli altri stati del cosiddetto Vicinato Meridionale che stanno per ora vivendo importanti stravolgimenti interni: Siria, Yemen, Bharein, Egitto. Un capitolo a sé stante delle conclusioni è stato dedicato poi al Giappone. Collegato al capitolo Giappone la questione del nucleare per il quale i membri dell’UE si impegnano ad avviare degli stress test sulle centrali presenti nel loro territorio.
Insomma, mentre sul piano economico l’Unione Europea ha rivelato grande capacità di elaborare una politica comune e di trovare soluzioni efficaci in tempi relativamente brevi, il piano politico si conferma essere il tasto dolente di questa costruzione. In conferenza stampa Sarkozy ha continuato a negare la validità di un comando assunto esclusivamente dalla NATO alludendo al fatto che stati come il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, al momento coinvolti nella missione, non vi sarebbero compresi. Eppure, dietro queste dichiarazioni, non può non manifestarsi palese il protagonismo del piccolo Napoleone che ha dato il via per primo alle azioni in Libia.
Intanto l’Italia, che, in uno scontro che iniziava ad assumere i toni di una vera guerra fredda franco-italiana, non transigeva sul comando NATO della missione sembra avere avuto la meglio. “L’alba dell’Odissea” sarà guidata dalla NATO e martedì a Londra si terrà la riunione del gruppo di contatto dei Paesi coinvolti nella missione dove verrà meglio definita la distribuzione dei compiti.