CONTINUA ESALTANTE A MESSINA LA LOTTA DEI LAVORATORI EX FERROTEL
I 21 lavoratori continuano la propria battaglia a difesa del loro posto di lavoro, unica fonte di sostentamento per le loro famiglie e non si rassegnano neanche dinanzi ai segnali di indifferenza più totale da parte del gruppo FS.
Il gruppo Ferrovie dello Stato non ha dato seguito agli impegni assunti lo scorso anno quando, dopo l’intervento del Sindaco di Messina e l’ottenimento di un anno di cassa integrazione, aveva assicurato alle unità lavorative in forza nel predetto stabile (solo n.21 lavoratori), il mantenimento occupazionale e salariale mediante una ricollocazione lavorativa negli organici di altre lavorazioni in appalto.
Drammaticamente, dopo un anno dalla chiusura definitiva del loro posto di lavoro ed allo scadere di un anno di cassa integrazione, gli ex lavoratori del Ferrotel di Messina si trovano senza nessuna certezza sul loro futuro, nonostante fosse stato loro assicurato il mantenimento occupazionale e salariale mediante una ricollocazione lavorativa negli organici di altre lavorazioni in appalto.
I predetti lavoratori infatti rammentano ed evidenziano quanto stabilito dalle intese concordate nella riunione tenutasi a Roma il 15 marzo 2011 con il precedente Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, e con l’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, nella quale il Sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, accompagnato dalle sigle sindacali, aveva portato sui tavoli ministeriali il loro dramma (assieme a quello degli ex dipendenti Servirail), ottenendo un anno di cassa integrazione che doveva servire al ministero ed alle ferrovie a trovare una ricollocazione lavorativa.
Oggi, a pochi giorni dallo scadere della cassa integrazione, nessun risultato concreto è stato purtroppo raggiunto, nonostante le recentissime assicurazioni verbali di una giusta collocazione in altri impianti che il gruppo F.S. si sarebbe impegnato ad individuare.
“Quello che si constata amaramente” - dichiara il portavoce dei 21 ex dipendenti del Ferrotel - è solo il grande risalto mediatico che gli organi di stampa e di informazione locali hanno dato al nostro problema ed a quello degli altrettanti sfortunati ex lavoratori della Servirail Wagons Lits, che oggi vivono insieme a noi il medesimo dramma.
“Non possiamo essere scaricati così dopo venticinque anni di servizio espletato nell’indotto ferroviario. I patti vanni rispettati! Mi riferisco ovviamente all’accordo firmato dall’amministratore delegato di FS Mauro Moretti alla presenza del Ministro dei trasporti Matteoli e del nostro Sindaco Giuseppe Buzzanca. L´accordo prevedeva - continua il portavoce dei lavoratori - che ci fosse un intervento strutturale per garantire ciò che la Costituzione prevede in modo chiaro, cioè la continuità lavorativa mediante l’immissione in servizio in altri impianti di lavorazione. Porteremo avanti fino alla morte le nostre giuste rimostranze per garantire il nostro sacrosanto diritto al lavoro - conclude il portavoce dei 21 ex dipendenti del Ferrotel - non escludendo altre forme di protesta più eclatanti, anche prendendo spunto dai nostri colleghi di Roma e Milano che stanno portando avanti analoghe manifestazioni di protesta dallo scorso novembre, a Milano arrampicati su una Torre a 40 metri di altezza ed a Roma occupando il tetto del palazzo FS alla stazione Prenestina.
Nel frattempo i predetti 21 lavoratori esasperati, rimangono in assemblea per protesta presso il binario 1 della stazione Centrale di Messina, proprio accanto al presidio degli ex cuccettisti Servirail Wagons Lits, in attesa di risposte concrete (fino ad oggi alle parole non sono seguiti i fatti), intendendo chiedere un ulteriore intervento alla classe politica al fine di voler supportare ancora di più il loro dramma e nel contempo di ostacolare la sventurata strategia FS di penalizzare il Mezzogiorno e soprattutto la Sicilia, ma in particolare la costante riduzione dei servizi nell’area dello Stretto.
Tale sventurata strategia, oltre a limitare la mobilità dei cittadini e precludere allo sviluppo del territorio, colpisce duramente anche i 21 ex dipendenti del Ferrotel e le rispettive famiglie (già provate dall’attuale crisi economica), che vivono di questo lavoro ormai da oltre venticinque anni.