CROCIFISSO DAL PENTITO ED “ASSOLTO” DA UN BOSS….
DI CARMELO GAROFALO
Senza entrare nel merito della conflittualità fra poteri, che istituzionalmente meritano tutti rispetto e considerazione, a nessuno sfugge che, trattasi di “comiche” come bonariamente le definisce Berlusconi, o come tragicommedie, nella convinzione popolare, quel che è certo è che l’immagine proiettata all’estero di quest’Italia turbolenta, litigiosa, rissosa, non serve agli interessi socio-economici della collettività, purtroppo sempre più degradata a plebe da politici arroganti, arruffoni, voltagabbana e tornacontisti.
Né i media che pure potrebbero ergersi ad educatori di una classe politica che mostra segni di indifferenza alle pur nobili esortazioni del Santo Padre e del Presidente della Repubblica che si muove con autorevolezza permeata di istituzionale equilibrio, contribuiscono ad aiutare ad un ritorno alla civica convivenza.
Sicchè, i Graviano sciolgono nell’acido della verità le farneticanti rivelazioni del pentito che aveva sciolto nell’acido un ragazzo colpevole d’essere figlio di un pentito di prima generazione, i giornali, che dallo Stato ricevono robusti finanziamenti, per non cadere nella disperazione per la mancata, attesa, mazzata al premier da crocifiggere, colpevole di fare quello che i loro amici politici di centrosinistra, per decenni al potere, non hanno saputo o voluto fare, per incapacità a governare o per cinico calcolo elettorale si sono consolati mostrando di tentare di far capire ai lettori che la smentita ai fatti addebitati a Berlusconi e a Dell’Utri veniva da un boss.
Come se gli italiani fossero pecorelle smarrite cui somministrare l’erba della coloritura menzognera e non avessero le doti intellettive per chiedersi, ad esempio, perché il Nuovo (ma sempre più vecchio) Riformista abbia intitolato le dichiarazioni di Graviano “Berlusconi assolto dal boss”.
Certo che, se Graviano avesse confermato in aula le diaboliche affermazioni dello Spatuzza, ai lettori sarebbe stato propinato un altro titolo.
Per esaltare i “pentimenti” di criminali che sempre criminali sono, pentiti o no.