D'ALEMA: AUMENTA LA PROBABILITA' PER ESSERE MINISTRO DEGLI ESTERI DELL'EUROPA

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI LIVIA SATULLO



Non ci sono scontri in Casa Italia per quanto riguarda la candidatura di Massimo D’Alema a guida della politica estera Ue. La carica di Alto Rappresentante della Politica Estera di Sicurezza Comune europea non è contestata all’ex leader dsino che concorre alla carica come candidato del PSE, il partito Socialista Europeo. Il posto di Alto Rappresentane della politica estera di sicurezza comune, cosiddetta PESC, è un posto molto ambito in quanto assimilabile a una sorta di ministero degli esteri europeo, denominazione che in sede di redazione del Trattato di Lisbona si è preferito non dare per non inquietare gli Stati Membri terrorizzati da un possibile decremento di sovranità.

Il Presidente del Consiglio Berlusconi, insieme a tutto l’Ufficio di presidenza, ha ribadito chiaramente il suo appoggio per D’Alema in quanto “candidatura forte”, posizione confermata dal Governatore della Lombardia Roberto Formigoni che definisce D’Alema “persona eminente del nostro Paese” e dallo stesso ministro degli esteri Franco Frattini.

Finalmente dunque niente lotte fratricide nello stivale. Tuttavia, la candidatura di D’Alema è una candidatura puramente politica. Il Presidente del Consiglio subito dopo la proposta del 31 ottobre ha sondato il terreno con le cancellerie francesi e tedesche che si sono dimostrate favorevoli alla proposta. Dal fronte inglese, tuttavia, il maggiore concorrente alla carica, come candidato proposto dal PSE. È David Milliband, figlio del teorica marxista Ralph, membro del governo Blair e maggiore contendente di Gordon Brown, al quale ha ceduto il posto alla guida dal Labour Party.

Ancora una voce di dissenso è venuta dall'ambasciatore polacco Jan Tombinski, rappresentante permanente di Varsavia presso la Ue, che ha detto che "avere un ex comunista come ministro degli Esteri dell'Ue sarebbe un problema per i Paesi dell'ex Patto di Varsavia". Prontamente è arrivata però la smentita del portavoce della rappresentanza permanente della Polonia presso l'Ue: la Polonia, ha precisato il portavoce, non si oppone ad alcuna candidatura per il posto di Alto rappresentante Ue per la politica estera, compresa quella di Massimo D'Alema.
In effetti, l'ambasciatore Tombiski aveva detto che per la carica di Alto rappresentante per la politica estera Ue istituita dal Trattato di Lisbona "sarebbe meglio avere una persona la cui autorità non può essere contestata a causa delle sue appartenenze politiche passate".

L’Alto rappresentante verrà nominato direttamente dai capi di stato e di governo dei 27 paesi membri. La scelta emergerà da un vertice informale indetto per il prossimo 19 novembre a Bruxelles. Il trattato di Lisbona entrerà finalmente in vigore l’1 dicembre.

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