DAL “PARTITO UNICO” AL “PIATTO UNICO” ED ESPLODE IL “MASANIELLO” DI PIETRO
DI CARMELO GAROFALO
Di Pietro prepara una delle più inverosimili manifestazioni di protesta in questi settant’anni di “presunta” democrazia, contro la “casta” che, come avevamo profetizzato sul nostro giornale cartaceo oltre cinquant’anni fa, s’è talmente consolidata e blindata, da destra al centro e a sinistra, da spodestare il “popolo sovrano” garantito dalla Costituzione e fregiarsi di privilegi fastosi e prebende cesariane.
Ed il popolo (bue? No! Umano e generoso, ma bisognoso sempre di un “condottiero”) ad attendere il …messia.
Che potrebbe essere Berlusconi, se riuscirà a sopravvivere allo tsunami mediatico e giudiziario, che potrebbe essere Alfano, per dare un alibi a Casini e Fini per un ritorno alla casa madre, che potrebbe essere proprio Di Pietro che completerebbe così un piano strategico avviato con “mani pulite” e che si concluderebbe con un’Italia “pulita” con la fine di ogni assurdo ed immorale privilegio offensivo per tutto un popolo che lavora e produce, che da tempo stringe la cinghia per gli scandalosi sperperi di una “casta” avida ed egoista, si che, al bando le tradizionali “mangiate” all’italiana, s’è ormai abituato al piatto unico, che apparentemente seguito per una intelligente “dieta” è invece, una misura economica alla quale occorre far fronte si con le scarpe risuolate e con gli abiti rivoltati ma, soprattutto, contenendo la spesa alimentare per un piatto unico a mezzogiorno ed un brodino la sera.
È proprio il destino degli italiani “l’unicità”.
Al tempo di Mussolini, prima della guerra in Italia, avevamo un partito solo, un partito unico, ma a tavola, soprattutto nelle festività, si arrivava a tre, quattro pietanze ed antipasti, frutta, dolci e spumante.
Dopo la guerra, in una altalena di ricchezza illusoria e demagogica, si è arrivati al piatto unico, una pietanza al giorno.
Ed allora ben venga il Di Pietro “Masaniello”. Chissà che non si possa tornare almeno a due pietanze, per tutti…