"DIRITTI UMANI E TORURA" PRESENTATO A MESSINA IL NUOVO LIBRO DI PAOLO GAROFALO
MESSINA - Sarà Messina ad ospitare la terza tappa siciliana della presentazione di “Diritti Umani e Tortura. Potenza e prepotenza dello stato democratico”, ultimo libro di Paolo Garofalo, edito da Città Aperta: dopo Enna e Catania, prosegue il dibattito privo di colori politici, che ha puntato i riflettori sulla necessità di introdurre il reato di tortura nel Codice penale italiano. L’autore - esperto in comunicazione, oggi funzionario del Garante per i diritti fondamentali dei detenuti della Sicilia Salvo Fleres – presenterà il libro venerdì 29 gennaio, alle 17.30, al Circolo Pick Wick (via Ghibellina, 32): accanto a lui Luigi D’Andrea - docente di Diritto Costituzionale presso l’Università di Messina – Sergio Severino – professore associato di Sociologia Generale e della Devianza all’Università Kore di Enna – e il magistrato Franco Providenti. Il coordinamento dei lavori sarà affidato al giornalista Michele Schinella.
È una battaglia raccontata con lucida obiettività, attraverso pagine di storia, dati e intense riflessioni in cui l’autore svela una realtà silenziosa e dolorosa, perpetuata nel tempo: «La tortura si pratica anche in Italia, in Sicilia, nelle carceri così come tra le mura di un appartamento – spiega Garofalo - durante l’attuale legislatura sono stati presentati sei disegni di legge che determinano una fattispecie del reato di tortura, adesso è necessario accelerare l’iter legislativo per approdare definitivamente al Senato».
Una volontà, questa, che è stata ampiamente condivisa da coloro che hanno partecipato ai precedenti incontri: dal presidente della Commissione Diritti Umani del Senato della Repubblica Pietro Marcenaro al Coordinatore Nazionale dei Garanti dei detenuti e Garante siciliano per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti Salvo Fleres – autori della postfazione e prefazione del libro, entrambi presentatori dei disegni di legge sul tema – presenti alla prima presentazione ospitata al Senato; dal deputato nazionale Giuseppe Beretta al direttore dell’Istituto penitenziario Bicocca di Catania Giovanni Rizza, che hanno partecipato alla tappa catanese.
Duecento pagine che interrogano costantemente il lettore sull’inutilità della tortura e sul perché l’umanità ne ha fatto sempre uso: anche il mondo di Facebook si è mobilitato, creando un gruppo, partito da Catania, che oggi conta già 2000 iscritti, per dire “Stop alla tortura”.