"DONNE E GUERRA" IN UN LIBRO DELLA PROF. FIORENZA TARICONE
DI MARIO DOMENICO RISO E OMBRETTA DEAMBROGIO
"Donne e Guerra. Dire, fare, subire": è il titolo della nuova fatica letteraria con la quale Fiorenza Taricone ricostruisce la memoria storica del rapporto fra la donna e la guerra in una galleria di ritratti femminili dalle Amazzoni alle militari volontarie dei nostri giorni, togliendo il velo a racconti inediti e immagini convenzionali di una storiografia declinata al maschile.
L’autrice - docente di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Cassino e presidente del Comitato Pari Opportunità dello stesso ateneo - riporta alla luce figure dell’antichità: Semiramide, la regina-sarta degli Assiri, “la casta” Zenobia, fiera oppositrice di Roma, le mitiche Amazzoni, che dalla Libia raggiunsero le coste ioniche della Calabria.
Fra le eroine, Fiorenza Taricone cita l’amazzone Cleta, regina di Caulonia, raccontata dal poeta Licofrone, che venne uccisa in uno scontro con gli abitanti di Crotone. Mito e realtà si intrecciano in un gioco di rimandi e di paralleli: come evidenzia Berard, uno dei pensatori richiamati da Fiorenza Taricone in questo volume ricco di citazioni «si è molto discusso su questa serie di regine discendenti dall’amazzone, e ci si è chiesto fino a che punto questa tradizione vada messa in rapporto con le istituzioni matriarcali di Locri».
L’autrice guida il lettore lungo i secoli analizzando l’impegno militare, politico e civile femminile e la molteplicità di ruoli vissuti dalla donna (soldato, guerriera, compagna di condottieri, reggente in luogo dei figli minori, brigantessa, patriota, “lavoratrice per la guerra”, crocerossina, partigiana, cronista di guerra…), a partire dal Medioevo con la significativa partecipazione delle donne alle Crociate, attraverso il Rinascimento, il Seicento, il Settecento, il Romanticismo fino alle due guerre mondiali, alla resistenza, al secondo dopoguerra, con la mobilitazione delle associazioni femminili, e alla recente legge sul volontariato femminile militare.
Un’ampia parentesi è stata dedicata al brigantaggio femminile in Calabria nel primo decennio dell’Ottocento: tra le brigantesse l’autrice mette in risalto la figura di Francesca La Gamba, nativa di Palmi, che alla guida della sua banda, in cui operava con ferocia, sconfisse in un’imboscata i francesi, fra i quali c’era l’ufficiale che aveva ucciso i suoi figli: “la leggenda narra che Francesca gli strappasse il cuore e lo divorasse”. Ma la brigantessa più conosciuta del Mezzogiorno fu Maria Oliverio, detta Ciccilla, sposa del brigante Pietro Monaco. Dominatrice indiscussa della banda, insanguinò dal 1860 al 1864 le campagne fra Cosenza e Catanzaro con delitti tanto efferati che un cronista inorridito riferiva che “amava trastullarsi con i cadaveri delle vittime di imboscate”.
Particolarmente interessanti le testimonianze delle corrispondenti di guerra, Flavia Steno, pseudonimo di Amelia Cottini Osta, e di Stefania Türr, redattrice della “Madre Italiana”. Nei loro reportage direttamente dal fronte, le giornaliste oltre a dare voce ai soldati descrivevano, in modo quasi empatico e simbiotico, le condizioni drammatiche degli alpini impegnati nelle battaglie sulle pendici dei monti friulani.
Perché "dire, fare, subire" nel titolo del libro? L’autrice, Fiorenza Taricone, studiosa attenta delle figure femminili che hanno contrassegnato la storia dell’umanità, ne spiega il significato mettendo in luce «la molteplicità di modi nel vivere il complesso fenomeno delle guerre, e la cornice di violenza di pertinenza maschile; un mondo da cui le donne sono state escluse per l’originaria divisione sessuale dei ruoli: se è vero che esse venivano messe al riparo, contemporaneamente venivano esposte nel contesto bellico come popolazione civile, come madri, sorelle, figlie, amanti».
Sfogliando la ricca appendice fotografica che correda il testo "Donne e Guerra. Dire, fare, subire" (Elsa Di Mambro Editore, 300 pagine, 19,90 euro), il lettore coglie, anche visivamente, l’idea di quanto le sommosse, le guerre, le invasioni, le rivoluzioni, non siano affatto state estranee alle donne; anzi, hanno fatto parte della loro vita e delle loro scelte, sia quando ne sono state vittime, sia quando ne sono state in un certo modo protagoniste consapevoli. Si spazia dall’immagine di dolente compostezza di Adelaide Bono Cairoli, madre eroica per eccellenza dell’Ottocento italiano, a Giuseppina di Barcellona, armata di tutto punto, alle infermiere volontarie della grande guerra, passando per le squadriste fiorentine, fino alle manifestazioni in piazza delle brigate femminili alla vigilia della liberazione.