E LOMBARDO, LASCIA …

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI CARMELO GAROFALO

 

 

Raffaele Lombardo, ormai all’angolo del ring della politica, lascia, cedendo all’ultimatum del PD, l’amante per il quale ha tradito il legittimo voto popolare del 2008 stravolto dalle diavolerie strategiche di un Governatore eternamente irrequieto.

Il PD era stato categorico: “fissi la data delle elezioni”.

Lombardo, da stratega inventivo a servitore sciocco, ha risposto “si”, dimissioni il 28 luglio, siciliani alle urne il 28 ottobre anniversario della mussoliniana marcia su Roma.

Oggi su Roma marciano le brigate di involontari disoccupati siciliani, da Gela, da Palermo, da Termini Imerese, prodotto amaro di un Governo tutto da dimenticare.

Lombardo lascia la Sicilia in pezzi, con un bilancio due volte bocciato dall’attento responsabile Commissario dello Stato, il Prefetto dott. Carmelo Aronica, che tra le righe coglie l’essenza di un mutuo da destinare agli investimenti e che sarebbe stato utilizzato per pagare arretrati dovuti all’esercito di forestali e di precari che insieme ai battaglioni di consulenti e di commissari dovrebbero costituire il serbatoio di voti per un nuovo MPA da affiancare ad API, FLI E MPS per guadagnarsi il sostegno di un PD che tornerebbe così al governo della Regione.

Conti fatti senza l’oste e l’oste , il popolo siciliano, farà giustizia il 28 e il 29 ottobre di queste furberie politiche che lo offendono.

È quindi un errore lasciare ancora al vertice della Sicilia questo Governatore, ampiamente sfiduciato dalle inequivocabili dichiarazioni di gran parte del PD, del PDL e dell’UDC, privo, quindi, di maggioranza politica, non più gradito alle manifestazioni antimafia per la strage di Capaci ed al Convegno di Confindustira di Agrigento, che ammette di essere leader di un partito, il MPA, che, diventato partito di potere, in questi cinque mesi potrebbe arrecare altri danni alla Sicilia più di quanti ne abbia già commessi pur pressato dalla vigile presenza di Assessori tecnici, che sia pure inconsapevolmente, gli sono stati utili nel contenerne le bizzarre decisioni.

Il nostro giornale è stato il solo, o comunque tra i primi, insieme al prestigioso e diffuso Magazine “S”, ad evidenziare l’inadeguatezza della politica di Raffaele Lombardo, anche se oggi tutte le carenza sono enunciate in impietosi editoriali che non sono certo di sollievo all’amareggiato e deluso Governatore.

Adesso Lombardo sa di essere solo, in compagnia dei suoi amici di cordata, dei suoi collaboratori, non tutti fedeli servitori, dei suoi consulenti ingioiellati di gettoni d’oro e dei “suoi” commissari, in una Regione al collasso, con una Messina che è stata frenata da tutt’altro che stimolanti incentivi, determinando la fine della Fiera Internazionale, il depauperimento di Enti e di attività economiche, la chiusura dell’IPAB Casa Pia, il ridimensionamento del sostegno all’Ente Teatro che troverà difficoltà nella programmazione della prossima stagione, in tutte quelle controversie con il Sindaco della Città, immiserendosi in beghe da cortile che non fanno onore ad un Governatore che dovrebbe essere un modello di stile, di signorilità, di visione obiettiva, super partes, dei tanti problemi del territorio e della gente.

Lombardo ha capito di avere fallito, non sempre per colpa propria, ma più per servire amici e falsi amici che per errata convinzione personale.

Ha fallito  e getta la spugna, annunciando che non si ricandiderà a Presidente della Regione, forse covando segretamente il disegno di raggiungere la “fortezza” di Montecitorio…

Dal punto di vista umano dispiace, dal punto di vista politico, invece no, perché se ci avesse ascoltato un tempo, e noi non chiedevamo auree consulenze, avrebbe evitato certi errori e si sarebbe ritirato in tempo evitando di essere mortificato, umiliato, abbandonato a sè stesso, licenziato.

Si, licenziato, perché così è, anche se con il fissare le dimissioni due mesi prima e giustificando l’ultima carta di furbizia, vorrebbe dare l’impressione d’essere il capo supremo che tutto fa e tutto decide.

 

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