FESTA DEI SALESIANI DI SICILIA PER IL RETTOR MAGGIORE IN VISITA A CATANIA
Con entusiasmo travolgente, i ragazzi provenienti da ogni parte della Sicilia, domenica 29, hanno accolto al Palasport di Catania, gremito in ogni ordine di posti e addobbato e illuminato come nelle grandi manifestazioni, il Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, don Pascual Chàvez, accompagnato dall’ispettore don Gianni Mazzali e dall’ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice suor Anna Razionale, in occasione della spettacolare e gioiosa Festa Giovani, curata dal Movimento Giovanile salesiano, dalla Spiritualità Giovanile Salesiana, con la partecipazione delle Polisportive Salesiane Siciliane. La Provvidenza ha voluto che il superiore generale dei Salesiani e gran cancelliere dell’Università Pontificia Salesiana, arrivasse in Sicilia a poche dalla sua conferma a presidente dell’Unione superiori generali per il triennio 2009-2012, al termine della 74° assemblea semestrale, tenutasi al Salesianum di Roma, della Usg che raccoglie i 226 superiori generali di altrettanti istituti di vita consacrata maschili, in rappresentanza di 200mila consacrati, sacerdoti e non, sparsi nel mondo.
Arrivato a Catania nella tarda mattinata di sabato 28, il Rettor Maggiore si è recato alla Colonia Don Bosco della Playa per incontrare nella preghiera, nella riflessione e nella conversazione gli animatori di tutti gli oratori di Sicilia in procinto di completare la preparazione della grande festa di comunione e di condivisione dell’indomani, in programma al Palazzetto dello Sport. Don Chàvez ha incoraggiato ed esortato i giovani educatori volontari ad aver fiducia e speranza sull’esperienza di umanità e di santità di Don Bosco, puntando a dare fiducia ai ragazzi, a creare relazioni significative con tutti perché il futuro si costruisce a poco a poco nel e col presente, cambiando la società con la propria testimonianza. Con franchezza e chiarezza, egli ha ricordato la vocazione nata nella sua numerosa famiglia e suscitata dalle preghiere della mamma e ha ringraziato il Signore per avergli fatto incontrare Don Bosco ogni giorno attraverso la condivisione dello stesso progetto di vita e della missione salesiana a favore della gioventù. Nel pomeriggio, ha raggiunto l’albergo del Bosco Emmaus, a Zafferana Etnea, per incontrare rappresentanti di tutte le componenti della Famiglia Salesiana operanti in Sicilia, alle quali ha parlato del beato don Michele Rua -venuto nell’Isola, poco più di 100 anni fa per benedire le prime opere salesiane, già fiorenti e promettenti- e della missione dei seguaci di Don Bosco oggi, chiamati a “fare a metà” con il padre fondatore, anche se ciò vuol dire lavorare moltissimo e soffrire moltissimo, perché ciascuno è chiamato ad essere Don Bosco laddove si trova, giorno per giorno: “così i successori di Don Bosco saremo tutti noi”. Don Pascual ha guidato la celebrazione dei primi vespri, ha cenato con i confratelli e le consorelle salesiani, consacrati e laici, e ha dato la “buona notte” secondo lo stile oratoriano.
Con musiche, preghiere, giochi, ovazioni, doni, circa 5mila giovani, in rappresentanza di tutte le case salesiane, maschili e femminili, dell’Isola, domenica 29 novembre, hanno manifestato con spontaneità ed allegria un affetto incredibile al simpatico e carismatico 9° successore di Don Bosco, che con tanta affabilità ed amabilità si è intrattenuto con loro calamitandone l’attenzione allorché ha lanciato il suo messaggio, inquadrandolo nel clima e nel contesto del periodo liturgico dell’Avvento, dell’attesa del Signore, e del 150° della fondazione della Congregazione dei Salesiani di San Giovanni Bosco. Parole semplici ma efficaci, perché dettate dalla sapienza del cuore e della mente educata ai valori evangelici secondo l’audace e fecondo carisma apostolico del santo fondatore, padre e maestro della gioventù.
Don Pascual, sempre in giro per i 5 continenti, sa bene che i giovani, qualunque sia la razza, la lingua, la nazione, la cultura e le condizioni sociali in un mondo globalizzato, hanno bisogno di buoni esempi di vita e di certezze, per costruire subito nel quotidiano il loro presente, pegno di un futuro migliore. “Don Bosco ha potuto fondare la sua e nostra Congregazione con i giovani, con i quali ha condiviso e realizzato il suo sogno di bambino. La sua missione, il suo carisma, la sua spiritualità erano i suoi giovani!”, ha affermato il Rettor Maggiore, “Coloro che meglio potevano garantire la continuità e lo sviluppo delle sue opere erano solo i giovani! Don Bosco non si è sbagliato. Un giorno disse a 18 ragazzi dell’oratorio: <vi invito ad assumere l’impegno di fondare la Congregazione (che si proponesse di promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime, specialmente le più bisognose di istruzione e di educazione). Il 18 dicembre 1859 quei giovani, mettendo da parte i propri sogni e legittimi progetti, decisero di seguirlo e di restare sempre con Don Bosco”. A questo punto Don Chàvez ha fatto una domanda esigente ai ragazzi del PalaCatania: “Volete anche voi restare con Don Bosco?”e subito dagli spalti multicolori si è levato un urlo potentissimo: “Siii!”.
“Oggi avete visto”, ha proseguito il garante dell’unità e della missionarietà della grande Famiglia Salesiana sparsa nel mondo, “come la nostra Famiglia è cresciuta e si è sviluppata. Essa si è ramificata in 27 gruppi, operanti in 132 Paesi, e siamo la Congregazione più estesa di tutta la Chiesa, l’agenzia educativa più grande del mondo: in ogni parte della terra raggiungiamo ogni giorno 15 milioni di persone. Ciò vi fa capire che cosa è riuscito a fare Don Bosco con i giovani, con la propagazione delle vocazioni alla vita consacrata, nelle diverse aggregazioni della Famiglia Salesiana, anche con il dono della santità. I santi più giovani, non martiri, della storia sono i nostri Domenico Savio e Laura Vicuna, un frutto meraviglioso dell’oratorio salesiano. I primi missionari salesiani in Argentina hanno fatto di un ragazzo indigeno, Zefirino Namuncurà, un santo. Durante la persecuzione dei nazisti, 5 giovani oratoriani sono stati decapitati in odio alla fede; sono i nostri primi martiri della Polonia”.
Don Pascual ha ricordato la prima ispettrice FMA di Sicilia madre Maddalena Caterina Morano beatificata a Catania dal servo di Dio Giovanni Paolo II in occasione della visita apostolica a Catania, ha esortato i giovani ad aver fiducia in Don Bosco ed essere felici per sempre: “Dovete imparare ad avere una visione positiva di voi. Non tutto è negativo, brutto, falso. Dovete cominciare a vedere quanto c’è di buono, bello, vero in voi. Pensate al vostro corpo, alla vostra mente, al vostro cuore, pensate alle persone che vi amano. Gran parte della tristezza, della devianza, della confusione dei giovani dipende dalla mancanza di una visione positiva. La seconda cosa che Don Bosco offriva ai ragazzi per essere felici era l’educazione, intesa come arte di diventare persone umane ricche di valori con sentimenti nobili ed ideali alti da raggiungere. E’ facile essere santi! L’adolescenza è il momento di fare delle scelte coraggiose. Se volete cambiare la Sicilia è proprio facendo le scelte oggi, non domani. Questo è frutto dell’educazione; ciò vi invita ad essere professionalmente preparati a trovare un posto in una società molto competitiva e dura”.
Per essere veramente felici”, ha proseguito don Chàvez, “occorre affidarsi completamente e solamente a Colui che può appagare veramente i vostri desideri: Cristo Gesù!”. Qui un commovente uragano di applausi di consenso e di adesione sincera e totale alla proposta lanciata di uno degli apostoli e testimone di Cristo più generosi e coraggiosi del nostro tempo, il 9° successore di Don Bosco. Il santo della gioventù non si “accontentava di vedere i ragazzi preparati nell’oratorio.”, ha continuato, “L’unico che può garantire una vita piena è Gesù, l’unico che ha scoperto il senso profondo della vita. Lui ha capito che la vita si riempie di senso quando si soffre, perché l’amore è la maggiore energia che c’è nel mondo. Allora comincerete ad essere felici per sempre, fino all’eternità. Gesù ci ha amato sino alla fine ed è stato risuscitato. Gesù è l’unico che è capace di aprire le porte della morte. Giovani, fate di Gesù il vostro migliore amico! Egli è l’unico che non deluderà! Il sogno di Don Bosco è la felicità dei giovani del mondo; a loro dev’essere garantita la grande capacità d’amare, d’imparare a servire e ad essere utili. Dobbiamo salvare la famiglia e la famiglia la si salva attraverso i giovani! Tanti giovani girano confusi e persi in tante forme di devianza, poveri di sentimenti. Don Bosco ha bisogno di giovani consacrati, di giovani generosi che possano dire <io ci sto!>. Egli ha voluto condividere con i ragazzi tutto il suo sogno, tutta la sua Famiglia Salesiana. Se quel gruppo di ragazzi non avesse risposto con generosità oggi non saremmo qui!”. All’ora di pranzo, don Pascual ha condiviso la mensa con la comunità religiosa dell’istituto San Francesco di Sales di Cibali, sede dell’ispettoria sicula.
La concelebrazione eucaristica è stato il momento centrale della straordinaria giornata festiva salesiana, intensamente vissuta da tutti i presenti che l’hanno animata con tanta cura e diligente attenzione, in perfetto stile salesiano con canti e battito ritmato delle mani. Molti ragazzi hanno commentato l’indimenticabile esperienza di fraternità e di comunità dicendo d’aver percepito la presenza rassicurante e paterna di Don Bosco tra loro e che una giornata così affascinante ed appagante non si sarebbe dovuta concludere al tramonto di una dolce, tiepida e luminosa domenica d’autunno, all’inizio del tempo gioioso dell’Avvento. Un arrivederci al grande e sincero amico dei giovani, don Pascual-Don Bosco oggi, con tanta nostalgia verso una memorabile festa di famiglia, nel segno dell’amore cristiano predicato e praticato dal carissimo Fratello Maggiore don Chàvez Villanueva.