FINI E BERSANI, COMPAGNI DI CORDATA....
DI CARMELO GAROFALO
Più passa il tempo, più ci si convince della strategia comune di due politici italiani che dovrebbero, di contro, per legalità e per correttezza, contrapporsi.
Fini e Bersani sempre più accoppiati in manifestazioni di antiberlusconismo. Quasi a tentare di rosicchiare il pur solido ruolo del premier Berlusconi per rovesciarlo, aprendo le porte di Palazzo Chigi al Bersani che, a sua volta, penserebbe di spalancare a Fini il portone del Quirinale.
È quanto ormai si ritiene nei bar, in strada, nei circoli dove, al riparo dai veleni e delle turbolenze della politica, si dice ancora pane al pane e vino al vino.
Si tratti o no di chiacchiericcio, certo è che anche in questi giorni all’invito accorto e gentile del Presidente della Repubblica Napolitano a “non sprecare per le riforme questa legislatura e, quindi, occorre affrontare presto quelle effettivamente necessarie e realizzabili” , risponda Bersani che “vi è solo un cantiere, il Parlamento per parlare di riforme” ed esorta Napolitano ad essere “super partes”, e v’è poi l’ululato di dissenso finiano sulla proposta di Berlusconi che è il leader del Partito del Popolo delle Libertà del quale fa ancora parte lo stesso Fini.
A parte il ringhioso abbaiare dei Di Pietro, Grillo e compagnia, tutti “volutamente” dimentichi che gli italiani, che amano l’essere e non il vuoto e l’apparire, hanno ben capito che Berlusconi è l’uomo del fare e, soprattutto, che Giorgio Napolitano, senza nulla volere togliere ai suoi predecessori, si è rivelato Statista di prima grandezza, autorevolissimo e attento garante della Costituzione italiana esercitando la sua funzione al di fuori ed al di sopra delle parti in una luce di trasparenza che ha conquistato gli italiani, con garbo, intelligenza creativa e responsabile convinzione.