GRAZIA DI MICHELE: RITRATTO
DI PINA RADICELLA
La quarta Grazia, per rifarci alla visione del poeta greco Esiodo che ne identifica tre (Aglaia, Eufrosine e Talia). Femminilità pronunciata, misteriosa, palese ed intrigante. Sensibilità che disarma e sguardo profondo di chi osserva la vita con l’introspezione e l’alchimia del “terzo occhio”.
Una risorsa inesauribile d’Amore, predisposta alle attenzioni incondizionate e alle coccole, come emerge dai teneri incisi “ti poserei la testa tra le mani e mi addormenterei con l’innocenza di chi non ha visto il mare” […]; “c’incontreremo mai, io e mio padre?...”, tratti dalla celeberrima composizione “Io e mio padre”, in apparenza semplice, lineare, che gravita intorno al potente impianto tonale di Mi maggiore, riconducibile al pianeta Marte, secondo la cosmogonia rosacrociana ed ispirata dalla Gerarchia Creatrice dei Signori della Forma. Il mito di Zeusi: una grande tempesta sotto acque in bonaccia. Ecco sorgere l’Universo di Grazia, foriero di contrasti, incomprensioni, ritorni, speranze, aspettative, ricordi nostalgici, ricerca di ruoli, di figure protettive, voglia di recuperare e rivivere flashback infantili […].
La scelta di sposare l’Arte, con i rischi, le incertezze, i momenti di gloria e di oblio che si rincorrono, si sovrappongono, si scontrano, s’incontrano, non sempre viene approvata dai genitori e da chi ci ama o, almeno, sostiene di amarci. È un dissidio, un banco di prova continuo che solo l’impeto della Vocazione può accettare come il giusto prezzo di un viaggio per molti aspetti scomodo ed impervio ma tanto, troppo gravitazionale.
Infondo, recita, umilmente, un mio aforisma: “L’Arte nasce dalla sofferenza, cresce con e nelle forti Passioni; non muore fin quando qualcuno è in grado di emozionarsi”.
La Di Michele emoziona in quanto è la prima ad emozionarsi, come una madre che, dopo il parto, puntuale, gode nel sentire il battito cardiaco e le vibrazioni della creatura accovacciata sul suo grembo, condividendo gioia e pienezza con chi la circonda.
Amica delle creature più nobili: animali (ha 24 cani, alloggiati in casa dell’ammirevole sorella Joanna, spesso sua autrice di testi), bambini, donne indifese, anziani, persone disagiate, diversamente abili e… Angeli.
Proiettata in una dimensione metafisica della vita intesa come perfetta Armonia tra realtà, sogno, lotta sottile, impegno, denuncia irreprensibile, rispetto, pittura, musica, poesia, Amore caleidoscopico.
Prediletta da coloro che viaggiano sulla sua stessa lunghezza d’onda e biasimata da chi si crogiola nel groviglio dell’ipocrisia, della menzogna, delle maschere, ripudiando Verità e rettitudine.
Eleganza stilistica, aura ammaliante, sinestesia, calibrate dosi di sfumature, chakra, note, immagini, poesia. Dipinge le parole e dà voce ai colori.
Il Suono, nella sua complessa interezza, inteso come espressione del Totem, della divinità, di un Iperuranio che magneticamente sposta in direzioni imprevedibili nelle variegate fasi dell’esistenza.
Convivono, col giusto rispetto, senza prevaricazioni né interferenze, armonie e scale jazz, sonorità ancestrali, microintervalli, melismi, fioriture sciamane, effetti sperimentali dove persino la Natura duetta con il suo canto, irresistibile come quello delle sirene d’Ulisse, ricco di appoggiature sensuali, sussurrate, tenaci, caparbie.
Dai suoi brani, intensamente autobiografici e, per questo, non esposti all’indifferenza ma alla totale compenetrazione, si profila Grazia madre (“Emanuele”, “A mio figlio”), amante (nell’accezione di reminiscenza latina: colei che ama), sorella, figlia, Amica, compagna, cuoca, naturalista, discepola del Bello, sostenitrice dei deboli, vicina alle problematiche femminili, attenta al sociale, anticonformista, eroina, rivoluzionaria. Una donna, in continua metamorfosi, che si pone in discussione ogni giorno ed ama studiare per svolgere al meglio il proprio ruolo sulla Terra.
Le opere della Di Michele sono quadri, fotogrammi, pentagrammi, anagrammi, ideogrammi, crittogrammi, chilogrammi di vita che danno peso alle piume di corpi evanescenti e restituiscono dignità agli “ultimi tra gli ultimi”, come direbbe la piccola grande Teresa di Calcutta.
Musica e Musicoterapia, le armi infallibili con cui conquista, quotidianamente, un posto nel cuore di chi ha la fortuna d’incontrarla, di conoscerla, di comprendere la sua inenarrabile sensibilità, i suoi messaggi sempre nuovi, sempre attuali: semplicemente intramontabili.
I brani che ci restituisce fungono da colonna sonora, da leit-motiv di eventi personali cui ognuno di noi è indissolubilmente legato: (“… Sono gli Amori diversi quelli che restano dentro…”; “… Se io fossi un uomo non mi addormenterei lasciando che i silenzi ci parlino di noi…”; “… Donne candide, donne che si arrendono, donne in amore, l’Amore le perdonerà…”.
Eterna fanciullina pascoliana, con zainetto sulle spalle, felpa sportiva, ghiotta di gelato di cioccolato e cocco (rigorosamente senza panna!), è, in sintesi, la cantautrice dal sound inconfondibile.
Con accordi semplici e, allo stesso tempo complessi, mai banali né scontati, prodotti dal moto armonico della sua chitarra “parlante” – complice inseparabile e fedele compagna di vita, braccio perfetto di una mente in continua eruzione, come nello Sturm und Drang – Grazia accarezza, guarisce e irrora le nostre fragili, assetate “corde dell’Anima”.