I PRO E I CONTRO LOMBARDO
DI CARMELO GAROFALO
Lombardo contrattacca e sfida a trovare una prova “di una qualsiasi assunzione, favore, appalto” ma i P.M. di Catania, altrettanto decisamente, ritengono che i fratelli Lombardo avrebbero “contribuito sistematicamente e consapevolmente alle attività ed al raggiungimento degli scopi criminali di Cosa Nostra” ed abbiano chiesto voti alla mafia lasciando intendere di essere “a disposizione” nell’agevolare ogni loro interesse economico.
Sicchè, a leggere Repubblica dalle cui pagine abbiamo estratto il fior da fiore della vicenda giudiziaria, viene il dubbio che, alla fine, Lombardo abbia agito, alla vigilia delle elezioni, per accaparrarsi più voti possibili, a vendere fumo perfino ai certamente furbastri boss delle pendici dell’Etna, facendosi beffa di loro, a voler credere ai Pubblici Ministeri che con decisione affermano essere stato il Lombardo a dare ad intendere di essere “a disposizione”, ed a credere allo stesso Lombardo che sfida a trovare un centesimo di prova di azioni post-elettorali a favore della mafia.
Se così fosse – e non resta che attendere, perché è dovere di tutti noi di avere rispetto delle istituzioni, delle leggi, delle sentenze, e nell’attesa dover ammettere che se dovesse prevalere la difesa di Lombardo (e dal punto di vista umano ci auguriamo che abbia a prevalere) resterebbe l’amara convinzione che Lombardo, comunque, si sarebbe reso responsabile di pubblicità ingannevole e di abuso di credulità popolare, anche se resta sempre aperta la possibilità che la Corte dei Conti, prima o poi, dedichi un po’ del suo tempo prezioso ai filoni della Formazione, degli IPAB, della pubblicità istituzionale…
Con buona pace di un’Assemblea che in questi giorni segna il passo sull’irrinviabile esame del bilancio.