I TRE MORTI ECCELLENTI DI BARCELLONA P.G. E LA LATITANZA DELLE ISTITUZIONI
DI CARMELO GAROFALO
Il 30 luglio ricorre l’anniversario della morte di Antonio Mazza, trucidato in un agguato di tipico stampo mafioso, ucciso a colpi di lupara.
Sei mesi prima il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, come nella tradizione,ha ricordato solennemente Beppe Alfano, ucciso nei pressi di casa con un colpo di pistola, sparatogli da un killer che la giustizia ritiene di avere individuato.
Sei mesi prima, ancora, nessuno s’è mai ricordato del Consigliere comunale Salamone, ucciso, come Alfano.
Il Comune di Barcellona P.G., chissà per quale incomprensibile ragione ha sempre celebrato soltanto Alfano, e noi, per primi, apprezziamo tanta attenzione perché Beppe Alfano era vicino a noi con il suo entusiasmo giovanile, la sua cultura della legalità e de3l rispetto delle istituzioni, il suo impegno professionale nelle inchieste trasmesse da Telenews, l’emittente televisiva della quale era editore ed editorialista Antonio Mazza.
Beppe Alfano ed Antonio Mazza, dopo l’uccisione di Salamone, che, in Consiglio comunale, aveva denunciato gravi episodi di irregolarità ne avevano fatto il loro cavallo di battaglia.
Che i tre delitti potessero avere un anello di congiunzione si sarebbe potuto evincere da un esame attento delle videocassette. Ma, purtroppo, a seguito di un discutibile compromesso per la cessione dell’emitttente, e di un contenzioso giudiziario durato inspiegabilmente 8 anni senza arrivare a un conseguente giudizio, le videocassette si dissolsero come spazzate da un misterioso tsunami.
Tre delitti eccellenti a Barcellona P.G., una emittente televisiva che si era distinta nella lotta alla mafia, e la morte di Alfano e Mazza, entrambi iscritti alla memoria nell’Albo dei giornalisti dell’Ordine di Sicilia.
Alcuni giovani collaboratori ed il Direttore, rimasti senza lavoro, senza una lira ( allora c’erano ancora le lire in circolazione), con l’amarezza di essere a loro volta vittime della latitanza delle istituzioni che ancora oggi, a 19 anni di distanza, attendono che si renda giustizia alla memoria di Alfano, Mazza e Salamone e si riconoscano i diritti di chi ha lavorato, senza alcuna retribuzione, in un esaltante impegno professionale a difesa delle istituzioni, della legalità e della società. Smarriti nel deserto della umana avidità quotidiana, guardano ora solo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano faro luminoso di giustizia e di coesione morale e nazionale perchè possano tornare a credere nelle istituzioni in difesa delle quali hanno sacrificato gli anni più belli della loro vita. Un risarcimento, almeno, morale di diritti prescritti da fredde norme burocratiche ma eternamente vivi per chi ha un cuore nobile ed una coscienza adamantina.
L’ultima speranza è nel Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è il solo punto di riferimento per gli italiani che annegano nel mare tempestoso di politici inadeguati ed inaffidabili.
Il Direttore di Telnews ed i giovani collaboratori sarebbero lieti incontrare il Capo dello Stato. Perché la storia registri che, comunque, le istituzioni non sono state del tutto latitanti nella inquieta dolorosa vicenda di Telenews, l’emittente televisiva spazzata da oscure manovre.