IL “CAVOLO” DELLA DEMOCRAZIA E L’ETICA DEL GIORNALISTA
DI CARMELO GAROFALO
Gianfranco Fini il “gladiatore”, roso da invidiuzze e da personali ambizioni, è stato, ad un certo punto, il leader di una sinistra che, schiacciata tra i Bersani, i Vendola, i D’Alema, i Di Pietro, i Veltroni ed i Grillo, più o meno parlanti, non riesce a darsi un leader e , quindi, combatte contro i mulini al vento pur di non arrivare al giudizio degli elettori.
Hanno “gracchiato” e non hanno espresso alcuna alternativa valida al Governo Berlusconi che, fortemente voluto dal popolo, resiste agli agguati del Palazzo, ai tradimenti, ai “colpi di Stato” incruenti ma, conditi da terrificanti violenze che hanno messo Roma a ferro e fuoco.
La nostra notista Giovanna Legato ha diligentemente commentato la situazione politica alla luce della “storica” giornata del 14 dicembre.
Oggi riteniamo opportuno segnalare ai lettori, d’altra parte ormai già abbastanza smaliziati per non cadere nelle trappole dei furbastri della politica, quale alternativa l’opposizione a Berlusconi vorrebbe offrire agli italiani.
Di “Annozero” si sa tutto, e il boom di ascolti è una conseguenza del divertimento dei tele ascoltatori nel vedere azzannarsi tra di loro politicastri disavveduti, così come anche per gli altri talk show.
Non, quindi, per i contenuti ma per la comicità dello spettacolo che si offre, anche perché, quando si arriva ai contenuti, nell’evidenziare la giustezza dei comportamenti del Governo Berlusconi e le carenza dell’opposizione tutta, è la maliziosa, seppur garbata conduzione, a interrompere, “per dare spazio alla pubblicità”, che è quella che conta per i giornali e TV che non sono più lo specchio della verità e dell’informazione.
C’era, ancora, uno spazio di fiducia in Giovanni Floris, anche quando, essendo intervenuto in diretta Berlusconi per contestare quanto di non veritiero era stato detto, dopo una inelegante replica ha addirittura spento il collegamento.
Fatto gravissimo, illiberale, di maleducazione istituzionale trattandosi sempre del Presidente del Consiglio.
Ma ancora più riprovevole è quanto Floris ha fatto con uno dei più noti e prestigiosi giornalisti italiani, Paolo Mieli, ex Direttore del Corriere della Sera che, invitato dallo stesso Floris ad esprimere le sue opinioni, nello snodarsi di una chiara spiegazione sul perché l’opposizione sta perdendo consensi, si è visto praticamente togliere la parola, per dare spazio alla pubblicità…
Se all’assoluta mancanza di validi contenuti si aggiunge il concetto della libertà di stampa seguito dai Santoro, dai Travaglio e dai Lerner, è proprio vero che nel pentolone della democrazia italiana vi è, soltanto, il cavolo della democrazia.
E resta, sempre, l’amarezza per il comportamento tenuto da un giornalista iscritto all’Ordine professionale nei confronti di un collega non solo più anziano, ma certamente più prestigioso.