IL"FENOMENO" BASKET A BARCELLONA P.G.
DI GIANFRANCO GRAVINA
BARCELLONA – Forse bisognerebbe scomodare la sociologia per poter esaminare nel migliore dei modi il fenomeno basket a Barcellona, quest’anno di nuovo tra i professionisti della Legadue, posto che a distanza di un decennio ogni cosa sembra essere tornata al suo posto. E mi riferisco ai quei tremila spettatori che affollano il glorioso Palalberti, proprio come quando la gloriosa Cestistica, con le prodezze di Abram e Bragg, infiammava i cuori degli sportivi barcellonesi e non solo. Oggi il fenomeno si chiama Sigma Barcellona ma, mutatis mutandis, l’effetto è sempre quello: entusiasmo alle stelle, coreografie straordinarie, cori da brivido e tanta passione per quella palla a spicchi, che s’infila nella retina ed accende l’entusiasmo di una città, che per molti altri versi appare sopito da ormai troppo tempo. Dunque, dove rintracciare le ragioni di cotanta metamorfosi da parte di questo popolo, che si ritrova puntualmente ad ogni appuntamento con la storia della pallacanestro? In realtà si potrebbe rispondere, senza scomodare i sociologi, e più semplicemente, che ai barcellonesi piace il basket, ma forse è il ritrovarsi in quel magico circo domenicale, che evidentemente scatena quella ineffabile alchimia, attirando come api al miele intere famiglie, uomini, donne di qualunque età e soprattutto tanti giovani e giovanissimi, che costituiscono il sale di questo movimento, come del resto accadeva in quei mitici anni in biancoverde. Quindi sport, emozioni, società, intrattenimento, tendenza, ecco le parole chiave che vanno ricercate, per comprendere in toto le varie sfaccettature la di questo particolare fenomeno di massa, che a qualche osservatore esterno altrimenti potrebbe risultare di difficile lettura. Oggi è il giallorosso, il colore della città, ad identificare il Basket Barcellona, il presidente si chiama Immacolato Bonina, il coach Cesare Pancotto e gli americani Crispin e Hicks e l’auspicio di tutti è senz’altro quello che si completi l’opera, che allora rimase purtroppo incompiuta. Certamente oggi i presupposti ci sono tutti: struttura societaria solida, ancorché giovane ed in certi frangenti ancora da perfezionare (ma il tempo è dalla sua), investimenti robusti, programmazione a medio e lungo termine, staff tecnico di categoria superiore, squadra competitiva con giocatori in grado di fare la differenza in Legadue. Tutto quanto insomma il dovuto per alimentare ancora i sogni di Barcellona e farla apparire, almeno nel basket, all’altezza di città con nomi altisonanti, come Udine, Verona, Venezia, dalla storia, non solo cestistica, di gran lunga più blasonata e chissà in futuro proiettarla in una dimensione ancora più prestigiosa.