IN DIFESA DELLE FESTE PATRONALI I CATTOLICI ELEVINO LA LORO PROTESTA
DI CARMELO GAROFALO
Le turbolenze politiche favoriscono nelle opposizioni il clima di speranze per realizzare il ribaltone da tempo agognato, spezzare le reni dell’odiato avversario che le ha relegate all’angolo e riprendere il potere dal quale gli elettori le avevano estromesse.
Ogni occasione, quindi, è buona per assestare anche in momenti cos’ drammatici per l’economia italiana pesantemente coinvolta nell’attuale crisi mondiale.
Come a dire, muoia Sansone con tutti noi…
Ed è veramente miserevole che si sia riusciti a “salvare” le festività civili del 25 aprile, del 1 maggio e del 2 giugno, che erano state non soppresse ma soltanto spostate alla prima domenica successiva, proprio per evitare i tradizionali “ponti” che aumentavano sensibilmente le giornate di inattività lavorativa.
E per placare l’irosa protesta delle opposizioni, nel corso di una manovra sempre più a fisarmonica, il provvedimento salutare per l’economia e la produttività si è applicato alle feste del Santo Patrono, che , di contro, sarebbero state le più indicate a stabilizzarsi, al pari delle festività del 2 giugno che è la Giornata dell’Unità d’Italia.
Soddisfatte le sinistre, vi è da domandarsi se è giusto che siano i cattolici ad essere i soli a subire le conseguenze della manovra.
Se a Palermo già mugugnano e protestano perché non intendono rinunciare alla tradizionale “acchiassata” del 4 settembre per Santa Rosalia, cosa faranno catanesi e messinesi per S. Agata , per la Madonna della Lettera e per l’Assunta trionfalmente portata sulla Vara del 15 agosto?
I siciliani, che godono di uno Statuto speciale e di un’Autonomia, spesso disattesi, attendono un segno preciso dal Governatore Raffaele Lombardo.
Con la stessa determinazione con la quale vorrebbe procedere alla soppressione delle nove Province per sostituirle con Consorzi di almeno dieci Comuni, e quindi, con la possibilità che le nove province si moltiplichino come nel caso della Provincia di Messina che potrebbe essere sostituita da undici Consorzi…
Si, con la stessa determinazione il Governatore salvaguardi in Sicilia le feste patronali, per evitare che a Catania il 5 febbraio, a Messina il 3 giugno e il 15 agosto ed a Palermo il 4 settembre, il popolo più che gridare “Viva S. Agata, Viva Maria, Viva S. Rosalia”, canti “bella ciao, bella ciao”…
Ed è significativo quanto ha detto il Cardinale Bagnasco, Presidente CEI: “l’anima di un nazione non è di ordine economico o politico ma spirituale, e se la politica non rispetta quest’anima fatta di gente e di terra, storie e cultura, tradisce il popolo in ciò che ha di più profondo e caro, anche quando sembra dimenticare le sue radici. Così facendo la politica sgretola in nome di ideologie o di altri interessi, ciò che consente a ciascuno di sentirsi parte di tutto”.
Ma non accadrà, perché come a Napoli il Cardinale Sepe ha tuonato: “il Senato faccia ciò che vuole e noi facciamo quello che vogliamo. Chi ha orecchie per intendere, intenda!” e l’Arcivescovo di Napoli ha già un alleato solido, il Sindaco di Catania, Senatore Raffaele Stancanelli, che si è schierato decisamente a difesa della festa di S. Agata, mentre a Messina, il Sindaco tace…