IN RICORDO DI SEBASTIANO MILUZZO MAESTRO DELL’ARTE FIGURATIVA CATANESE

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI ANTONINO BLANDINI

 

 

milluzzo1-1-.JPGGrande cordoglio ha suscitato a Catania la scomparsa all’età di 95 anni del prof. Sebastiano Milluzzo, uno dei maestri dell’arte figurativa catanese d’avanguardia della seconda metà del sec. XX, membro della Consulta diocesana per i beni culturali ed arte sacra e responsabile dell’Unione cattolica artisti italiani presso il Centro culturale “Beato Angelico” del Convento San Domenico. All’illustre artista, che ho avuto modo di apprezzare in diverse conversazioni nelle riunioni in arcivescovado, dedico un grato ricordo delle argute argomentazioni che soleva fare in tema di recupero e valorizzazione dei beni culturali, compresi quelli bibliografici di cui ero il disperato “tutore”.

Nato il 12 luglio 1915, Nello, ancora bambino, venne mandato dal padre, dopo la scuola, a bottega d’ebanista e doratore, dove apprese l’arte del decoratore sui muri. Presa la licenza elementare, manifestò una forte vocazione artistica e s’iscrisse alla Scuola di Arti e Mestieri, iniziando a frequentare i più rinomati artisti della città che si riunivano presso la libreria Giannotta. Praticamente autodidatta con particolare attenzione ai colori rossi ed azzurri, il suo primo “mastru” fu l’anziano pittore Santi Cacciaguerra, proveniente dall’Accademia di Napoli e dalla scuola di Domenico Morelli, che aveva decorato la bella chiesa confraternale S. Euplio, fino al 1934 affidata alle cure pastorali di un santo sacerdote, il canonico-pittore Tullio Allegra. Ianuzzu ogni pomeriggio saliva all’ultimo piano di Casa Verga, in via S. Anna, dove viveva ormai dimenticato e claudicante il “principale”, come ricorda Gianfilippo Villari in “A Catania il Quarantotto” (Archivio storico per la Sicilia centro meridionale, 2003). Scrisse Milluzzo di se stesso: “Avevo una grande voglia d’imparare ed ero disponile anche per i lavori più gravosi, senza in cambio nemmeno un grazie. Parlo di queste cose per ricordare quello che rappresentava la nostra città fino agli anni Cinquanta, con una gioventù artistica ricca di talenti e in cerca, inutilmente, di aiuti e riconoscimenti”.

Nel 1940 si diplomò al liceo artistico di Roma, dove era arrivato 4 anni prima; dopo la guerra vinse il concorso di docente di disegno nelle scuole medie. Pittore e scultore già affermato, a Catania insegnò storia dell’arte negli istituti magistrali e si occupò di grafica, incisione e sperimentazione di nuove tecniche rivoluzionarie. Tanti sono stati i riconoscimenti ufficiali avuti in occasione di numerose mostre anche di livello internazionale. Il suo linguaggio stilistico è stato considerato eclettico, di tipo naturalistico con tendenza all’espressionismo. La figura umana è stata il paradigma simbolico della sua tematica artistica, con particolare predilezione per Arlecchino e il Circo.

Artista polivalente dotato di fiera sicilianità, Milluzzo rivisse in ogni occasione artistica questa sua forte identità etnico-culturale legatissima alla terra natale. Fondatore nel 1957 della rivista “Sicilia Arte” che ebbe il prezioso contributo di tanti studiosi qualificati in campo letterario (Corsaro, Sciascia, Levi, Calì, Gori, Fava, Etna, ecc.) illustrò 16 belle tavole in appendice alla “Ballata di Yossiph Shyryn” dell’amico e scrittore linguaglossese Santo Calì, anch’egli frequentatore della stessa fucina d’arte che fu negli anni Settanta-Ottanta del Novecento la tipografia catanese di Vincenzo De Maria. E’ stato un prezioso e appassionato scenografo di opere liriche e di prosa, con particolare riferimento al Teatro Stabile, e un assiduo frequentatore del “Piccolo teatro”.

Riferiamo solo qualche squarcio della sua vasta e feconda opera.

Nella chiesa romana dell’Arciconfraternita S. Maria Odigitria dei Siciliani in via del Tritone dal 1990 s’ammira la luminosa e cromatica pala d’altare “S. Agata guarita da S. Pietro” voluta, assieme ad altre 3 affidate a pittori pure siciliani, dal cardinale Salvatore Pappalardo. La raffigurazione coglie con commossa partecipazione l’attimo misterioso in cui il prodigio sta per compiersi. Quest’opera è stata sempre considerata di gran pregio artistico e ricca di autentico afflato religioso ed etico.

Nel dopoguerra Milluzzo restaurò la chiesa monastica S. Benedetto danneggiata dai bombardamenti e trasformò lo studio di via Crociferi in galleria chiamata anch’essa “Sicilia Arte” e messa a disposizione di giovani talenti. L’ultimo atelier è stato il suo “eremo” di via Bronte. Convinto ammiratore di Picasso, ma sensibile anche al magistero di Cezanne e Modigliani, Milluzzo non si avvaleva di collaboratori; faceva tutto da solo questo irripetibile “artigiano-artista-pittore mediterraneo”. Nel transetto della chiesa S. Domenico in Palermo, realizzò nel 1987 il nuovo altare basilicale di bronzo. Amico di Igor Man, nel 1951 eseguì un ritratto di Marussja Manzella, sorella del grande giornalista. A Linguaglossa scolpì il busto di Francesco Castrogiovanni, il “sindaco dei contadini”. Ho conosciuto il maestro ormai anziano, ma effervescente, istintivo, irruente, anticonformista, scherzoso, eppur modesto e riservato, con lo sguardo penetrante ed ironico, pieno d’amore per il suo lavoro in cui eccelleva una metodica e sicura professionalità. Preferisco ricordarlo anche con un simpatico ritratto delineato da un ex alunno di scuola media inferiore che lo aveva incontrato dopo tanti anni: “Un uomo giovane forse, dallo sguardo teso a scrutare il mondo che gli ruotava intorno per poi interpretarlo nei suoi schizzi, nelle sue vignette, nelle sue opere. Un uomo intelligente, fortemente creativo, che riusciva a trovare in ogni momento la battuta di spirito, la comprensione per gli altri, l’allegria gioiosa e misurata. Era un inventivo umile e riservato, modesto e generoso. Amava lavorare moltissimo, ma non osava parlare di sé, delle sue qualità, ma noi, nel suo modo di fare, sapevamo leggere e scoprire le ottime qualità di cui era dotato: un uomo semplice, grande artista. Stava lontano dalle grandi baccanate e dagli apprezzamenti di rito o di maniera”.

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