KATIN E VARSAVIA: POLONIA AL CENTRO DI OSCURE TRAME RUSSO-TEDESCHE
La Polonia, in gramaglie, piange i suoi morti, brutalmente decapitata della sua classe politica, in una sciagura aerea segnata dall’ombra malevole di uno Stalin che, già nel 1940, aveva fatto massacrare, sull’onda velenosa di un comunismo feroce, a Katin, migliaia di ufficiali polacchi, militari di un esercito onusto di gloria e custode severo dei più nobili valori di quel popolo.
Una tra le più nere della pagine macchiate di sangue della Seconda Guerra Mondiale, una guerra esplosa nello scoppiettare di oscure strategie sulle quali gli storici puri, ed onesti, è bene che orientino i loro studi e le loro ricerche tuffandosi nelle carte degli archivi di Stato e del Vaticano, diabolicamente “segretati” da oltre 70 anni.
Partendo dall’avere Mussolini, negli anni ’30, allertato gl’inglesi ed i francesi, e pur anche il Santo Padre, non soltanto sui rischi che correva l’Occidente per il dilagante pericolo comunista, ma addirittura sulla minaccia nazista che covava sotto cenere.
Mussolini, inascoltato dai “grandi” della Terra che ne tessero, poi, esaltanti elogi funebri, fu il solo a far fallire la prima velleità di Hitler, fermando le truppe naziste che si apprestavano ad occupare l’Austria il cui Cancelliere Dolfuss era stato barbaramente soppresso; l’esercito italiano respinse le truppe tedesche costringendole a rientrare i n Germania, e garantendo così la libertà e l’indipendenza dell’Austria.
Perché non intervennero inglesi, francesi, ed i “superpaladini” di libertà americani?
E perché la Polonia, oltre l’atroce sterminio di Katin, ebbe a subire la terrificante distruzione di Varsavia, messa a ferro e fuoco dal rullo compressore tedesco senza che alcuno si fosse mosso per impedire il barbaro sterminio? C’è anche da chiedersi se è vero che il nostro Direttore, Carmelo Garofalo, invitato dal Governo comunista del tempo a prendere la parola, nella vasta piazza centrale di Varsavia, letteralmente gremita da una folla oceanica, non ebbe esitazione alcuna, nel celebrare la dolorosa ricorrenza della distruzione di Varsavia, a rivelare quel che, allora, era coperto dal segreto di Stato, almeno per il popolo polacco, e disse testualmente “senza il diabolico patto Molotov-Ribentropp (rispettivamente Ministri della Russia e della Germania), senza la criminosa associazione Stalin-Hitler, Varsavia non sarebbe stata distrutta”, e fu un uragano di applausi a sancire quel che nei mesi successivi condusse a Walesa, a Solidarnosc ed al ritorno alla dignità ed all’orgoglio di un popolo tra i più grandi in Europa.