L’AMARA VICENDA DEL CALCIO MESSINESE
È giusto che si invochi che la società di calcio che porta il nome di Messina resti ai messinesi e si rinunci una volta per sempre a sperare in supporti estranei alla città.
Chi vuol dare una mano al Messina cala sulla città peloritana con l’avido progetto di fare business e quando ci si accorge che qui non ci sono babbei da accalappiare se ne vanno dopo aver dato il colpo di grazia a strutture agonizzanti.
I tempi d’oro del calcio messinese sono stati prima della guerra le gestioni di Francesco Lombardo e di Carmelo Garofalo, il giornalista del quotidiano La Gazzetta che riuscì a far disputare due campionati di serie C a girone unico, senza alcun sostegno pubblico e con pochi spettatori che andavano al campo malgrado il rischio di terrificanti bombardamenti aerei angloamericani, soprattutto negli anni 1942-1943.
Nel dopoguerra i tempi d’oro vanno attribuiti sempre a gestioni autenticamente messinesi, a parte la meritoria fase catanese massimiana, soprattutto al tempo dei Celeste, degli Aliotta, dei Franza…
E poi fu subito inverno…
Porre fine alle illusioni, quindi, convogliare tutti gli sforzi verso la Città di Messina che in Eccellenza ci ricorda i tempi aurei della Peloro, lavorare con tenacia e con entusiasmo per preparare un prossimo futuro che faccia tornare a sventolare il vessillo giallo rosso della Città di Messina sugli spalti dorati delle massime serie dei campionati di calcio.
Il resto è tutto politica, triste ed ingorda. Che Dio ci aiuti!