LA GRIGLIATA E' SERVITA...ED E' GRILLO A PARLARE

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI CARMELO GAROFALO

 

 

La “grigliata” è servita con insalata condita dall’olio della protesta e l’aceto del rimpianto per quel che poteva essere e non è stato.

Tutto alla luce del sole: le arlecchinesche formule inventate dagli “strateghi” della vecchia politica sono saltate tutte.

È crollato il PDL, non è andata bene al PD né al Terzo Polo, tutti fra loro collegati in un quadro confuso di ibride alleanze.

Il più malconcio fra i leaders, il Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, esce malissimo e paga l’errore di aver dissipato l’aureo tesoro elettorale del 2008.

Paga anche il PD che, se avesse mantenuto il sostegno alla Borsellino, vincitrice delle primarie, avrebbe avuto oggi il Sindaco a Palermo.

È momento di esultanza per Leoluca Orlando che ha vinto per la creatività del suo slogan: “il Sindaco lo so fare” e gli elettori, sdegnati ed arrabbiati per i comportamenti, le ruberie, l’arroganza della politica italiana, hanno votato per “il vecchio” che sa “di nuovo” perché, abbandonata la barca di una sinistra balbettante, s’è presentato con uno schieramento nuovo, quell’Italia dei Valori che non ha fino a questo momento il vizietto dei vecchi partiti.

E c’è ancora Grillo a divertirsi, ripromettendosi di liquefare tutti i partiti del vecchio sistema, possibilissimo se “i primari” decidono di mettersi da parte per dare spazio ad una nuova classe politica rigenerata, che sia un agglomerato di persone competenti, umane, che depongano le armi dell’arroganza e della prepotenza dei loro predecessori ed operino mirando al bene comune, consapevoli di essere al servizio della gente e del territorio.

Perché fino ad oggi è mancata l’umiltà ai politici, che hanno perduto il contatto con l’elettorato stoltamente ritenuto fascia C, fascia da “C”…

C’è voluto un Grillo parlante a seppellire, con una risata popolare, le fastose ambizioni ed i faraonici privilegi di una casta che esce totalmente sconfitta dalla tornata elettorale. Le “amministrative” hanno dato sempre un segno di alleanza per le politiche e le regionali a seguire.

Questa volta più che un segnale è uno spaventoso tsunami.

Restano poche possibilità per un rilancio di una politica rigenerata.

Se si vuol cogliere l’occasione bene, altrimenti, l’Italia si prepari a una lunga ed amara notte.

Schieramenti rimodernati, uomini nuovi che sappiano coniugare rigore e crescita economica, sviluppo, autorità ed umanità.

Come erano i politici di un tempo i quali dialogavano con la gente comune, fraternizzavano con i media, governavano con umiltà, amavano la Patria, la società, la famiglia, la persona.

È urgente azzerare tutti i Consigli di Amministrazione di Consorzi, società partecipate, carrozzoni d’ogni tipo e quindi, non corrispondere i lauti compensi fissi o mobili (gettoni di presenza e rimborsi vari).

Affidare, come era prima dell’ultima guerra, ai privati, che gestivano i servizi, corrispondendo alla Pubblica Amministrazione le somme indicate nelle gare d’appalto e, pure, traevano soddisfacenti utili senza gravare fiscalmente i cittadini per oltre il cinquanta per cento.

Acqua, luce, gas, rifiuti urbani, esattorie e trasporto urbano ed extraurbano, tutto quanto servirà a sgravare la Pubblica Amministrazione delle faraoniche spese di gestione o di partecipazione e di personale quasi sempre sovrabbondante per esigenze elettorali.

Ai “professori” l’ardua decisione.

 

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