LA RIFORMA DEL LAVORO MANDA IN FIBRILLAZIONE IL GOVERNO NAZIONALE
DI NANDO MASCHERPA
Con la riforma del mercato del lavoro il Governo Monti è andato in fibrillazione. Ha dovuto mandare la sua proposta al parlamento affinché il dibattito politico apporti quelle modifiche tanto care ai partiti che lo sostengono e alle confederazioni sindacali. In sostanza ha dovuto “calare le brache” di fronte ai giudizi negativi rivolti al progetto.
Se la parte migliore della riforma è quella sulla flessibilità in entrata (nuove regole per l’apprendistato, i tirocini e i contratti a termine), la flessibilità in uscita alimenta però fondati dubbi (i licenziamenti per ragioni disciplinari, per ragioni economiche e la durata dei procedimenti in tribunale).
Il confronto, com’è prevedibile, sarà serrato e difficilmente una buona legge verrà varata in tempi ragionevolmente brevi anche se Monti auspica tempestività e un risultato finale non troppo difforme dalla proposta. Non è detto però (visti i forti dissensi all’interno del Pd) che a metterci mano sia il prossimo parlamento.
Nel Partito Democratico infatti sono già in atto grandi manovre per portare al Governo un uomo della sinistra e al Quirinale quel Romano Prodi (che già qualche danno ha combinato…) sfiduciando così fin d’ora il Presidente della Repubblica.
La crescita dell’Italia non dipende però solo dall’Art. 18: è invece e soprattutto frenata dalla burocrazia e dalle troppe tasse che soffocano l’Italia che lavora.
Che fine hanno fatto i tagli annunciati dal Governo? Sono trascorsi mesi e la revisione della spesa pubblica (che avrebbe dovuto consentire una riduzione dei costi dello stato) non ha prodotto ancora alcun risultato. Si profilano all’orizzonte solo altre tasse e balzelli come il nuovo aumento dell’Iva.
Anche la Casta non è stata neppure sfiorata. Perché? Ci vorrebbero scelte decisionali concrete per rompere quelle pratiche consociative che hanno scaricato sugli italiani i costi della politica.
Se su questi punti non ci sarà coraggio e determinazione, è meglio che il governo Monti lasci, che si dimetta subito.