LE “ECCELLENZE ARTIGIANALI” DEI MAESTRI LIUTAI A BISIGNANO

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI EMILIO FALVO

 

La citta’di Bisignano, sottomessa ai principi Sanseverino , domino’per tutto il Rinascimento nelle vaste terre del Meridione peninsulare. Il feudo si estese dalle pendici della Sila Greca fino alla Valle del Crati.

Nel 1530, il matrimonio di Irene Castrista Skanderberg, figlia di Giovanni Castrista, duca di S.Pietro in Galatina, con Pietrantonio Sanseverino, Principe di Bisignano, permise ad una folla considerevole di Albanesi a stanziarsi nei casali Macchia, S. Cosmo, S. Giorgio e Spezzano.

Da circa vent’anni i cittadini hanno ripreso l’usanza dell’antico Palio del Principe, celebrata nel 1535 in onore dell’imperatore Carlo V: l’Asburgo rimase talmente colpito dall’accoglienza che insigni’il Principe della piu’ambita onorificenza spagnola, il “Toson d’oro”.

Bisignano deve la sua fama ad un’antica tradizione artigianale che ha come punto di forza l’arte dei liutai e quella dei vasai.

I maestri De Bonis, liutai di Bisignano, sono famosi in tutto il mondo per la loro pregiata produzione di strumenti musicali a corda.

La loro attivita’ incise radicalmente nell’arte e nella tecnica degli artigiani, sviluppandosi nel corso dei secoli, resistendo alla completa distruzione della citta’nel 1887, fino a raggiungere con i due fratelli, Nicola e Vincenzo  i piu’ alti livelli di perfezione e di stile riconosciuti ed apprezzati dai piu’ autorevoli rappresentanti della liuteria classica e moderna in Italia ed all’estero.

Le loro famose chitarre battenti, le chitarre classiche, i violini sono stati acquistati da musicisti ed appassionati di tutte le nazioni. All’antichissima dinastia dei De Bonis si sono rivolti i piu’ grandi musicisti della storia, tra cui Domenico Modugno, Angelo Branduardi ed i fratelli Bennato.

L’ultimo rappresentante della dinastia, Vincenzo De Bonis III° , fu avviato dal padre Giacinto alla complessa arte del liutaio , assieme al fratello maggiore Nicola, raffinato artista , creatore di strumenti  inestimabili, ritenuti pezzi da novanta per la loro trasparenza creativa e la potenza acustica.

Ancora oggi De Bonis rende accessibile ai visitatori la bottega storica nel quartiere Giudecca, un ambiente suggestivo e poetico, tra attrezzi antichi realizzati magistralmente in un vero e proprio laboratorio, dove e’ possibile ammirare il particolare mandolino-arpa, uno strumento ibrido realizzato soltanto su richiesta.

La nipote di Vincenzo, Rosalba, porta avanti la tradizione di famiglia mantenendone alto il nome e l’origine calabra . Ai De Bonis ci si riferisce come ad una dinastia imperiale : il Dictionnaire universal des luthiers di Rene’ Vannes, edito a Bruxelles nel 1951, individua il primo maestro liutaio in Vincenzo I°, classe 1780, ma l’attivita’della famiglia risale almeno al secolo precedente.

Il Dictionnaire universal e’ un valido strumento per il mondo professionale di violino, una ricchezza di informazioni sulla vita e le opere dei liutai.

Negli anni cinquanta, Rene’Vannes ha scritto i primi due volumi di questo dizionario, il libro di riferimento di molti laboratori di violino. Senza dubbio per i De Bonis e’ un onore essere menzionati da Vannes.

Il segreto della loro arte consiste nella selezione delle vernici, ottenute con ricette occulte che interferiscono pochissimo con il legno e che percio’ permettono al suono di durare piu’ a lungo. Altro segno distintivo e’ il rosone, finemente lavorato ed arricchito di intarsi, da cui emerge un suono dolcemente amplificato dalla cassa armonica. Chitarre classiche, chitarre barocche, raffinati violini, un trionfo della profondita’ vellutata dei suoni di incomparabile bellezza.

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