LE FOLLIE MEDIATICHE DEL GOVERNATORE DI SICILIA
DI CARMELO GAROFALO
“Via dalla rassegna stampa gli articoli contro Lombardo”.
Questo il titolo di una interessante nota di Emanuele Lauria sulla Repubblica con cappelletto “Dictat del governatore ai giornalisti di Palazzo d’Orleans, oscuramento anche su internet”.
Per Lauria “l’ordine è stato perentorio: mai più notizie negative sulla mia giunta”. Una nota che ha suscitato sorpresa in tutti gli ambienti, ma non in noi che da due anni lo gridiamo ai quattro venti segnalando allo stesso Lombardo, attraverso anche i suoi più vicini collaboratori, che erano in corso tentativi di soffocare la voce dei giornali liberi. Avevamo cercato anche di collaborare con la nostra rassegna stampa che evidenziava, purtroppo, quanto di negativo avveniva in Sicilia, perché Lombardo sapesse, convinti come eravamo che il governatore acciaiamente blindato non sapesse nulla. Invece Lombardo non voleva sapere, anzi non voleva che si sapesse, non gradendo quanto di negativo appariva sui giornali. Ed ora è venuto allo scoperto. Una censura ex post che dovrebbe allertare il Commissario dello Stato e gli insigni Magistrati della Corte dei Conti sulla “discrezionalità” del Presidente e di alcuni suoi Assessori, nella distribuzione della pubblicità istituzionale.
Eppure tra gli Assessori, i Dirigenti, i collaboratoti e i giornalisti, vi sono personaggi stimati per probità, correttezza, senso di responsabilità, professionalità e rispetto della legalità e delle istituzioni. Allora è da domandarsi come è possibile che avvenga tanto? E perché Lombardo dimentica che ha il dovere di governare nel rispetto di tutto un popolo che pur aveva tanto creduto nella sua sensibilità democratica.
Lombardo stia tranquillo. Il nostro giornale, per quanta modesta sia la sua voce, arriva in Italia ed all’estero, proprio a quegli Uomini e a quegli ambienti che amano conoscere la verità sulla Sicilia. E con “l’amaro calice della nostra rassegna stampa raggiungiamo l’obiettivo che ci proponevamo dando vita sessantacinque anni orsono a l’Eco del Sud.
L’Eco del Sud, della Sicilia in particolare, perché nel mondo giunga l’eco di una verità che nessuna censura potrà offuscare, nel rispetto della verità e della dignità altrui, principi fondanti dell’Ordine Professionale dei giornalisti al quale ci onoriamo appartenere da oltre settant’anni.
Lombardo ha così solennizzato il suo modo di governare, incurante della condanna che gli arriva da tutte le parti, e non soltanto di quella che ieri era la sua maggioranza e oggi è la sua opposizione, ma ache dal Partito Democratico che gli ha avallato il ribaltone ed il cui Segretario, Giuseppe Lupo, trova: “inverosimile e sbagliata la decisione del Governatore”.
Da Catania l’onorevole Giuseppe Castiglione, Presidente della Provincia, fa sapere che: “la decisione di Lombardo è gravissima”, ed ancora, a ridicolizzare un provvedimento assurdo e limitativo della libertà di stampa è Orazio Licandro, componente la Segreteria nazionale dei comunisti italiani, il quale giura “al cospetto di Marx” di non aver mai dato la tessera del PdCI a Raffaele Lombardo, la cui circolare “è il frutto della concezione più barbaramente autoritaria che si ha delle Istituzioni democratiche. Non è incompatibile il PD con un atto del genere? Al voto, al voto!”.
A Palazzo d’Orlèans, come evidenzia il “Giornale di Sicilia”, si è aperto uno scontro senza precedenti fra il Governatore e i giornalisti dell’Ufficio Stampa, il cui coordinatore responsabile, Piero Messina, ha rassegnato le dimissioni, mentre il Presidente sta valutando la possibilità, dal punto di vista giuridico, di smantellare la struttura e licenziare i 21 giornalisti.
Stia tranquillo l’onorevole lombardo: saremo noi, come già facciamo da tempo, ad occuparci della Rassegna Stampa che lui vorrebbe censurare.
Una collaborazione del tutto gratuita, a dimostrazione che in Sicilia non vi è spazio non per noi che amiamo dire la verità, ma per coloro che questa verità vogliono offuscare.
Siamo, quindi, d’accordo con Licandro: “al voto, al voto!” per liberare la Sicilia dalle controfigure inutili di tiranni e dittatori.