LETTERA AL DIRETTORE. DORINA BIANCHI: UNA DONNA D'ALTRI TEMPI"

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI NICOLA TAVERNITI

 

Dorina Bianchi  

 

“Esimio Direttore,

vi è stato un tempo ormai lontano in cui nel mondo contadino alle donne veniva affidata solo la gestione del “mistero” ; il rapporto con il “trascendente e con la “morte”; i rituali “funebri”; specie nelle zone interne dalla Calabria.

Oggi, alla “luce” dei nostri giorni, alle donne vengono affidate a pieno titolo, ruoli e compiti istituzionali di prestigio, ma anche di grande responsabilità.

Una figura emblematica la troviamo nella nostra città: l’onorevole Dorina Bianchi, candidata in questa disputa elettorale, dalla destra,  e prossimo Sindaco della Città di Crotone.

Una donna d’altri tempi si direbbe; ricca di valori con chiaro il concetto della filantropia sociale. Una donna che rappresenta l’altra faccia della Calabria: la Calabria degli onesti; la Calabria che anela e spera in un reale cambiamento; la Calabria che “sanguina” e che porta le “ferite” con dignità.

Vede direttore, a volte si dice che di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno, ma è mio puro convincimento, che gli intendimenti e le promesse fatte in questa “campagna elettorale” da Dorina Bianchi, non possono e non debbano essere omologate a quelle dei suoi avversari politici, che sulla scia storica del mal costume, antepongono gli organigrammi ai programmi e, quindi, al “bene” comune, ipotecando spazi e percorsi indefiniti, ma vanno intese, come una sorta di apostolato, alla cui base vi sia un ordinamento etico, con compiti e funzioni ben precise: far rifiorire la speranza, in una città già profondamente provata dal degrado economico e sociale, specie dopo la “tragica” chiusura delle grandi fabbriche.

Difendere e tutelare gli interessi generali della collettività, specie di quelle fasce sociali deboli, vittime della devastante recessione economica, che stentano ad arrivare a fine mese, e costretti per questo a vivere ai margini della povertà.

A volte in politica non è sufficiente la sola forza di volontà, se poi questa non è accompagnata da guizzi  di intelligenza, se poi non vi è la convergenza dei saperi, e se non vi sono in sostanza, uomini e donne capaci di pensare in senso utopico, e che nulla hanno a che vedere con quanti in politica, riescono a malapena a gestire l’ordinarietà.

E le utopie non le possiamo certo trovare, fra i tanti piccoli Don Chisciotte, che pur vi sono in politica, che non riescono a separare l’immaginario personale dall’immaginario collettivo, così come non riescono a distinguere tra finzione e realtà.

Personaggi abbarbicati alla difesa ad oltranza de “il potere” per “il potere” e che fanno trasudare anche nei loro movimenti e nei loro gesti, tutta la loro mediocrità.

Le utopie, in verità sono le ali della cultura, il sale della vita, guai a coloro che non ne hanno e che trascinano una grama esistenza, tra meschine furbizie e deprimenti moderatismi.

Penso sia  arrivato il momento di evidenziare con forza, con il linguaggio della verità e della semplicità, che la nostra città ha bisogno di menti fresche, più moderne e più libere, e quindi di gente nuova, che sappia gestire il presente e programmare il futuro, con la consapevolezza che ciò è possibile solo nella misura in cui riusciamo con l’ “arma” democratica del voto, a mandare a casa le solite forze, i soliti personaggi, unitamente alle solite “salse” intrise di retorica e di false ipocrisie.

Uno dei compiti primari dell’onorevole Bianchi, è quello di puntare al superamento di quel modello sociale, che sta alla base del degrado e della decenza di questa città; un modello sociale, basato sul clientelismo, sul protezionismo e sulla appartenenza.

Una politica di basso profilo, che ha portato alla mancanza di un rapporto serio con la gente di confronto e di proposta, fornendo di conseguenza, uno scollamento ed una rottura profonda fra istituzioni, generando apatie, disimpegno e sfiducia nella politica.

È questo purtroppo il “corollario” di una città senza punti di riferimento; senza regole, senza l’applicazione ed il rigoroso rispetto dei diritti e dei doveri, e dove l’illegalità e l’abuso sono diventate norme, regole, prassi consolidata.

È evidente che si coglie in questo, un aspetto dicotonico nel senso che “tertium non datur” , che in termini letterali significa che a prevelere è o lo STATO di natura, o lo STATO di diritto.

E con lo STATO di natura c’è il richiamo della foresta, dove l’uomo diventa lupo”

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