LOMBARDO CAMBIA LA MUSICA MA RESTA MAESTRO SOTTOFONDO

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI CARMELO GAROFALO

 

 

Nome nuovo, logo nuovo:

è cavallo di Troia? …

Lombardo, Cincinnato del terzo millennio , per accorta strategia politica, “vinto, ma non domo”  ne è l’ispiratore.

Del nuovo Movimento che succede a quel MPA che, a dire dello stesso fondatore e Presidente, ha deluso – quindi ha fallito- essendosi trasformato in partito di potere. È la gente a dire che Lombardo, frastornato forse dalle sue vicende personali, ha commesso un errore candidando  Massimo Russo a Presidente della Regione.  Dargli l’incarico di Vice e di portavoce del Governo, per quella riservatezza che è  ormai dovuta al Governatore dimissionario, a scadenza 28 luglio, è un atto di intelligenza politica.  Candidare Russo a succedergli è stato un errore . Massimo Russo, come la Borsellino, come Caterina Chinnici non abbisognano di sponsor politici, soprattutto se questi sono scaduti nella considerazione popolare. Sarebbero eletti a stragrande maggioranza se guidassero liste proprie non collegate né apertamente né sottobanco,  vecchie carcassepartitiche.

 E come può garantire Lombardo che nulla sarà più come prima se l’ispiratore nel nuovo Movimento è sempre lo stesso Raffaele Lombardo? Che potrebbe, quindi, essere ritenuto, a torto o a ragione, il silente manovratore operante nella agreste solitudine dei suoi aranceti etnei? E Massimo Russo, il prestigioso Magistrato che dovrebbe assumersi il gravoso compito di esserne garante, potrà riuscire a vincere le elezioni, con il suo trascorso di Assessore delle quattro Giunte di Governo Lombardo scippate della volontà popolare per sottoporle alla volontà di un Governatore che s’è caratterizzato per la sua politica a fisarmonica?

Perché lanciarlo nella mischia, a contendersi l’elezione a Presidente della Regione,poi, con politici di “razza”, da Crocetta a Claudio Fava,  a Granata, a Miccichè, ai “professionisti” della politica che gli sottrarrebbero una valanga di voti che sarebbero andati certamente al MPA se il MPA avesse mostrato dignità e coerenza nelle alleanze.

E non si tiene conto dei voti che andranno, per protesta, per  disaffezione alla vecchia politica, a Grillo, a Di Pietro,  a Vendola.

Ed, infine, al partito di maggioranza assoluta che sarà sempre più l’esercito degli astensionisti, gli elettori delusi, al pari di Lombardo, di Movimenti e di partiti di potere che a tutto guardano meno che al bene comune.

E non saranno nomi e loghi nuovi  a trarre in inganno chi è chiamato a votare.

 

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