MALAPARTE: SCRITTORE CONTESTATO MA PRESTIGIOSO ED INTRAMONTABILE
DI MATTEO CHIAVARONE
L’interesse nei confronti dello scrittore Curzio Malaparte in questi anni è cresciuto notevolmente, anche e soprattutto grazie allo stemperamento della “questione politica” che lo aveva inquadrato in uno o più schemi quantomeno approssimativi. L’immagine che ne scaturiva era quella, come molto bene afferma Giuseppe Pardini nella sua Biografia politica, di «un narratore e giornalista geniale ma senza principi, di un esteta raffinato e gaudente, di un uomo disposto a transitare senza problemi da una parte politica all’altra».
In questa maniera però si è istituzionalizzata una leggenda priva di fondamento e si è reiterato in un errore di valutazione, amplificando da un lato i difetti dell’uomo (che comunque ce ne sono) e sminuendo, dall’altro, i meriti letterari ed artistici che sono moltissimi.
Malaparte è stato, per il Novecento, un protagonista di statura europea: volumi come Kaputt o La Pelle o anche Tecnica del colpo di stato (che ha avuto la particolare storia editoriale di uscire prima in Francia che in Italia) sono opere ancora molto amate (e lette) sia in Europa che in America. Certo, la personalità dello scrittore è e rimane tanto sfaccettata e ricca di chiaroscuri da apparire difficilmente penetrabile, ma sembra che, almeno apparentemente, si sia ri-iniziato a discutere sul valore, a mio avviso, indiscutibile di alcune sue opere e del suo pensiero politico che, volenti o nolenti, ha accompagnato alcune stagioni fondamentali del nostro paese.
Già dal 2007, quando in molte città italiane si è ricordato Malaparte al cinquantenario della morte, hanno iniziato ad organizzare, intorno a questa figura, convegni, eventi e mostre di vario genere. A Prato, per esempio, i “festeggiamenti” sono durati per sei mesi grazie all’impegno mostrato dal comune toscano (e dall’Assessorato alla Cultura) nel proporre e nel promuovere un ciclo di iniziative atte a ricordare il valore culturale dello scrittore.
Nello stesso anno la casa editrice Excelsior 1881 ha avuto il merito di pubblicare il racconto inedito Il compagno di viaggio: è il 1943: dopo la firma dell’armistizio di Cassibile l’Italia ha cambiato alleato, il re Vittorio Emanuele III è fuggito da Roma insieme al Presidente del Consiglio Badoglio, l’esercito è allo sbando. In Calabria, un ufficiale in procinto di morire si fa promettere dal suo sottoposto, un alpino di nome Calusia, di riportare le proprie spoglie nella terra d’origine: «Se muoio, non lasciarmi qui, non lasciarmi qui, Calusia, portami a casa mia, a Napoli. Da mia madre. Palazzo Pignatelli, Monte di Dio, Napoli…». Composta la salma del tenente in una bara artigianale molto simile ad una cassa da imballaggio, l’attendente compie a bordo di un mulo un lunghissimo viaggio in un’Italia disastrata, distrutta e dilaniata da rancore e guerra civile.
Il valore di questo testo è simbolico in quanto scritto da Curzio Malaparte poco prima della sua morte. Oltre alla pubblicazione del libro, l’intenzione dello scrittore toscano era quella di ricavare un film, di cui aveva già scritto lo sceneggiato. Intenzione che Malaparte non fece in tempo a concretizzare: il 19 luglio 1957, l’autore de La pelle moriva a Roma per un cancro dovuto ad un’intossicazione di iprite contrattata durante la Prima Guerra Mondiale.
Da ricordare anche che nel 2008 Bompiani ha riproposto l’accurata biografia di Giordano Bruno Guerri, L’arcitaliano – vita di Curzio Malaparte, pubblicata per la prima volta nel 1980, con una nuova edizione tascabile e una nuova veste grafica. Il volume di Guerri è fondamentale per capire “il personaggio” Malaparte e la sua opera in quanto si propone di osservare da vicino lo scrittore pratese, di spogliarlo da tutti i cliché, dalle leggende che lo hanno accompagnato per tutta la vita, fino a metterlo di fronte ai propri meriti, che sono moltissimi, e ai suoi limiti. Ne esce fuori un personaggio fuori dalle righe, di una intelligenza probabilmente superiore e una capacità di comprendere il proprio tempo fino a capirne tutti i meccanismi. Ma ne esce fuori anche un esemplare dell’italiano medio, deformato e ingigantito, con i propri vizi e le proprie virtù.
Anche all’estero Malaparte sta conoscendo nuova attenzione ed interesse: nel 2005 il romanzo Kaputt è stato ri-pubblicato negli Stati uniti da «New York Review of Books». Nell’introduzione Margaret Atwood parla di “un romanzo triste, sconvolgente, orrorifico e lirico che mostra i risultati del fanatismo ideologico, del razzismo e del loro travestimento da purezza spirituale nei loro aspetti più personali e vergognosi”.
La mostra su Malaparte che in estate è stata ospitata dalla Biblioteca di via Senato presieduta da Marcello Dell’Utri (che ha comprato l’intero archivio) e che ora è stata spostata a Prato permette di “toccare con mano” un intero patrimonio di documenti, carte, manoscritti appartenuti all’avo e finora conservati nella villa fiorentina dei Rositani (Niccolò Rositani è il legale della famiglia) ad Arcetri (frazione di Firenze).
Lo tesso Rositani dichiarò tempo fa (su «La Repubblica», giovedì 5 febbraio 2009, p. 39) che “Finora si era avuta la sensazione che Malaparte non fosse pienamente riconosciuto, molti suoi libri erano in catalogo, ma sporadicamente in libreria. Mentre il nostro principale intento è sempre stato diffonderne l’opera e la conoscenza”.
Tra i documenti più interessanti messi a disposizione dei visitatori troviamo verbali di guerra, lettere personali ed ufficiali, manoscritti, fotografie originali, giornali.
Documenti che tracciano una linea e danno sistematicità ad un corpus di opere che è abbastanza ampio e che, dal punto di vista “storico” e da quello “letterario”, permettono l’inquadramento di uno delle maggiori figure del secolo appena trascorso.