NEL RICORDO DI ENNIO BRAMANTI
DI LORENZA MAZZEO
È stato un affettuoso plebiscito d’Amicizia e stima l’omaggio reso nella Cattedrale di Messina al Grande Ufficiale Dottor Ennio Bramanti, che ha concluso a novant'annila sua nobile esistenza terrena vissuta con esaltante quotidianità al servizio della famiglia e della società con ineguagliabile trasparenza, correttezza, alto senso delle Istituzioni.
Gentiluomo d’altri tempi, scrupolosamente osservante dei doveri e delle responsabilità nella conduzione amministrativa dell’Ospedale Psichiatrico Mandalari, fiore all’occhiello di una prestigiosa carriera, per 40 anni alto funzionario della Provincia di Messina fino al vertice di Segretario Generale, con un solido bagaglio culturale di due lauree, Giurisprudenza e Scienze Politiche, due specializzazioni in Diritto Amministrativo alle Università di Firenze e di Palermo.
Ma v’è qualcosa che va particolarmente ricordata: l’avere sostenuto con audacia burocratica, la strategia terapeutica del Direttore sanitario pro tempore del Mandalari, il Chiarissimo professore Emanuele Motta, studioso di chiara fama che, anticipando la legge Basaglia, infondeva negli ammalati, favorendone la guarigione, la certezza che sarebbero tornati alla vita normale.
Tra le iniziative, la realizzazione negli anni settanta, della Città degli Studi, proposta e organizzata dal nostro Direttore, Carmelo Garofalo, con l’istituzione di corsi CRACIS e di Scuole popolari per il conseguimento della licenza media ed elementare, riservati agli ammalati ed al personale parasanitario ed integrati da un Centro di Lettura articolato in Biblioteca, Emeroteca, Archivistica, da corsi di Dattilografia e di Arti Figurative, di Canto corale e Musica, Laboratorio Teatrale e Gruppo folkloristico, quest’ultimo diretto dall’infermiere Merrino.
E gli ammalati vi partecipavano entusiasti esibendosi in applauditissimi spettacoli tenuti nelle piazze di Lipari, di Forza d’Agrò, Taormina, Messina.
Quanta umanità in Ennio Bramanti che aveva così la gioia di vedere sorridere tanta gente che nell’essere ricoverata temeva di dovere finire nella bolgia degli ospedali psichiatrici del tempo, ed invece, vi trovava la speranza di poter presto essere reinserita nel tessuto sociale, e sui loro volti splendeva il sorriso.
In questo momento di dolore alla gentile moglie, signora Antonia Como, ai figliuoli Dino, Aldo ed Evelina, le più sentite espressioni di cordoglio da tutte le componenti il nostro giornale.