PARKINSON: I PAZIENTI SPERANO NELLA GUARIGIONE
INCONTRO AL PALACONGRESSI DEL POLICLINICO DI MESSINA
MESSINA - Ventimila i siciliani colpiti dalla malattia di parkinson, vittime della patologia neurodegenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer che intacca soprattutto la sfera motoria, compromettendo le capacità di movimento. Nell’ambito del progetto “Conoscere la ricerca, sperare nel futuro”, si terrà giovedì 10 (ore 16) al Palacongressi del Policlinico di Messina un incontro con l’obiettivo di informare i pazienti e i familiari sulla malattia, sulle opportunità di cura e sul futuro della ricerca e dare nuove speranze ai malati e a chi se ne prende cura.
Fra i relatori, il presidente nazionale dell'Associazione parkinsoniani Gianni Pezzoli; il direttore della sezione Aip-Area dello Stretto, Antonino Romano; il direttore di Rai Sicilia Salvatore Cusimano che farà da moderatore e gli esperti Alfredo Conti, Antonio Epifanio, Sebastiano Lucerna, Francesca Morgante e Letterio Morgante.
Le terapie oggi disponibili non permettono di ottenere la guarigione ma consentono di migliorare la vita dei pazienti, grazie a una crescente efficacia nel controllo dei sintomi e un impatto ridotto degli effetti collaterali. “Fino ad oggi le terapie per la malattia di Parkinson” – sottolinea il prof. Letterio Morgante, associato dell'Università di Messina, facoltà di Medicina e Chirurgia dipartimento di neuroscienze, Scienze psichiatriche e anestesiologiche – “sono state terapie sintomatiche che non influenzano affatto la progressione della malattia ma migliorano la qualità di vita. La speranza per il futuro è che ci sia la possibilità di ottenere dalla ricerca dei farmaci in grado di avere anche un effetto neuroprotettivo” .
L’iniziativa, realizzata con il contributo di Novartis, leader nell'area delle neuroscienze da più di 50 anni, attiva nella ricerca e sviluppo di nuovi composti, impegnata a rispondere alle esigenze mediche non ancora soddisfatte e a sostenere i pazienti e le loro famiglie colpiti da questi disturbi.
In Italia sono oltre 200 mila le persone colpite dalla malattia: rigidità, lentezza dei movimenti e tremore sono i sintomi principali del Parkinson, caratterizzato da un’evoluzione progressiva ma lenta. La malattia ha un esordio solitamente insidioso, con disturbi non specifici per cui spesso passa inosservata per qualche tempo prima della diagnosi. I sintomi motori sono sicuramente i più avvertiti e riconoscibili ma a questi sono spesso associati anche disturbi cognitivi. La progressione determina una significativa disabilità con un considerevole impatto di tipo economico e sociale: oneri sulla vita familiare, perdita di reddito e prematuro ritiro dal lavoro sono tra le conseguenze più frequenti.
A tutt’oggi, il farmaco più efficace nel trattamento è la levodopa: precursore della dopamina, un neurotrasmettitore che viene a mancare nei pazienti parkinsoniani. Le nuove ricerche in campo farmacologico hanno consentito di mantenere una stimolazione dopaminergica continua utilizzando una formulazione di levodopa che contiene anche un inibitore delle COMT, sostanza che impedisce la degradazione periferica della levodopa, rendendo più stabili le concentrazioni del farmaco. Questa formulazione prolunga l’efficacia della levodopa, migliorando le fluttuazioni motorie che intaccano la qualità della vita dei pazienti. E’ inoltre possibile, in questa fase di malattia, aggiungere alla levodopa altri farmaci come gli inibitori enzimatici delle MAOb e i dopaminoagonisti sempre nella prospettiva di una stimolazione dopaminergica più continua. Nei casi più gravi, è possibile utilizzare pompe per introdurre farmaci in infusione continua. Infine è possibile utilizzare anche un approccio chirurgico, non lesionale, che prevede l’introduzione nel subtalamo di un agoelettrodo stimolatore.