PER DONARE SERENITA' AGLI ITALIANI RITORNARE AL CALMIERE E ALL'EQUO CANONE
Le statistiche parlano di un accentuato boom delle giocate al lotto, al totocalcio, alle varie lotterie e, a parte, di una diminuzione degli infortuni sul lavoro.
Due dati che, apparentemente, darebbero l’impressione di un’Italia prospera e felice in un mondo che annega nel mare dei problemi di una drammatica crisi economica. E, di contro, sono dati estremamente inquietanti perché espressione delle difficoltà che ci attanagliano.
La gente ha cambiato sensibilmente le abitudini di vita e non solo a casa, ma anche nei ristoranti, a pranzo vi è un’unica pietanza e a sera, bene che vada, una pizza e un bicchiere di vino.
Il ceto medio, soprattutto le categorie a salario e a stipendio, e i pensionati, non arrivano alla quarta settimana e ci si aggrappa quindi, alla buona sorte.
Con la speranza di una consistente vincita che faccia riaccendere la speranza almeno di vivere dignitosamente. Ed è altrettanto significativo l’altro dato, relativo alla diminuzione degli infortuni mortali sul lavoro. Perché lo dicono le stesse fonti, non è che siano aumentate le misure di sicurezza.
E’ che sono diminuiti i posti lavoro.
Gli economisti ricorrono a tutte le strategie possibili per fronteggiare la drammatica crisi che incide sulla vita di tutti noi. Ma non hanno il coraggio di risolvere il problema ritornando a una politica che, si voglia o non si voglia, rendeva tranquilli gli italiani prima della guerra.
Il calmiere, l’equo canone erano gli ingredienti che consentivano a ognuno di noi di poter amministrare le entrate mensili senza paura di non poter arrivare a fine mese. Pare, però che, in fondo, si cominci a capire tutto questo. Vi sono segnali positivi in materia. Nel settore dei carburanti, di fronte all’irresponsabile impennata dei prezzi si provvede con i prezzi “calmierati” almeno per una settimana.
E, vi è, in Sicilia, un assessore regionale che pone dei limiti agli elevati stipendi mensili e relative pensioni.
Una politica, quindi, da attivare con logiche liberali sì, democratiche sì, ma che pongano fine a esasperati “virtuosismi” che consentono a banche e ad assicuratori aumenti e balzelli al 131%, ponendo l’Italia al primo posto dei rincari, seguita dall’Inghilterra con il 78,6%, la Spagna con il 67,4%, la Germania con il 30,1% e la Francia con il 16,5 in più.