PER SALVARE L’ITALIA ECCO QUEL CHE CHIEDE LA GENTE
DI CARMELO GAROFALO
La manovra “Monti” al via!
Una manovra che avrebbe potuto fare qualsiasi Governo legittimamente espressione del voto popolare se non ci fosse stato quell’odio scellerato di politici e di partiti per il Governo Berlusconi che, al momento delle dimissioni, spontaneamente, o politicamente manovrate, godeva della fiducia del Parlamento.
Sarebbe stato meglio, per non allentare ulteriormente la credibilità dell’Italia all’estero, dove s’era già appannata per la irresponsabile avidità di gossip antiberlusconiani alimentati da certi errori di comportamenti da attribuire a leggerezze più o meno interessate di alcuni infedeli cortigiani profittatori della spontaneità caratteriale del capo.
Il che ha consentito che Francia e USA, al traino di un’ascendente Germania, mascherassero i mali determinati dal loro mondo economico bancario finanziario dietro le turbolenze italiane.
Adesso gli italiani cominciano a capire tante cose, anche se non sufficientemente supportati dai media.
L’Italia ha sofferto più degli altri Stati delle oscillazioni di un euro nato gracile e cresciuto male.
È tuttavia, ancora il secondo Stato d’Europa, dopo la Germania, e prima della Svezia.
L’anomala situazione, gestita con magistrale discrezione e intellettiva creatività dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stata con saggezza mirata ad affidare il Governo a personalità di eccellente valenza economica, studiosi di chiara fama, personalità estranee, almeno ufficialmente, agli schieramenti politici.
Una variante, insomma della nostra ricetta pubblicata sul nostro giornale oltre un anno fa, proprio per uscire dalle turbolenze della vita politica italiana, riassettare i problemi derivanti da un debito pubblico da addebitare alla sprovvedutezza di chi ha governato l’Italia soprattutto negli ultimi quarant’anni.
Anche per aprire una fase di tregua necessaria a porre fine alla sciacallaggio distruttivo restituendo alla politica i vessilli della pacificazione e della civile convivenza, del dialogo e del dibattito, sia pure contrapposto, premessa indispensabile per operare al sevizio della società per il bene comune.
È per raggiungere questi obiettivi, che dovrebbero essere considerati sacri e per i quali occorrono sacrifici distribuiti veramente, e non come specchietto dell’allodola, con rigore e con equità per favorire lo sviluppo e la crescita.
E la gente della strada ci ha fornito l’altra ricetta che sarebbe proprio la soluzione che consentirebbe di ritrovare la serenità, che oggi vacilla, di riavvicinare i cittadini alla politica, di ridare fiducia ai giovani che oggi si sentono traditi e senza futuro.
Ridurre i costi della politica riequilibrando le retribuzioni mensili degli onorevoli Deputati e Senatori alla media dei loro colleghi europei, senza furbastri giuochi di indennità aggiuntive.
Fissare un tetto non superiore a 10000 euro mensili per tutti i manager, politici e privati, di tutti gli Enti comunque operanti in Italia.
Riequilibrare i costi delle Regioni, essendo un’offesa al popolo al quale si chiedono sacrifici, le disparità come nel caso della Sicilia che costa molto di più della Lombardia.
Fissare un tetto per il numero delle persone e le loro retribuzioni, per ridimensionare l’esercito delle consulenze e delle collaborazioni esterne.
Eliminare i fondi utilizzati discrezionalmente da governanti nazionali, regionali, e degli enti locali e delle cosidette società partecipate.
E vi sarebbe altro da tagliare e non spetta a noi individuare dove e come tagliare.
Di contro provvedere ad una sostanziale riduzione delle tasse che gravano sui già modesti salari, stipendi e pensioni ridando alle retribuzioni un potere d’acquisto almeno del 20%, per rilanciare i consumi, quindi la produttività, l’occupazione, l’economia.
Ma, e si abbia il coraggio di farlo, si blocchino i prezzi, dalle pigioni con l’equo canone, con il calmiere per tutti i generi di prima necessità, alimentari, abbigliamento, luce, gas, telefoni.
Una parentesi di almeno tre anni per riavviare l’Italia che è ferma, immobile, agonizzante.
E, quindi, risanato e riappacificato il Paese, si torni al confronto politico con i partiti contrapposti non più sul piano dell’odio ma nel reciproco rispetto in un clima di civica convivenza.