PER UNA NUOVA GENERAZIONE DI CATTOLICI IMPEGNATI
DI CARMELO GAROFALO
Ricollegandosi all’invito del Santo Padre, ripreso anche dal Presidente della CEI Cardinale Angelo Bagnasco, il Cardinale Tarciso Bertone, Segretario di Stato Vaticano, ha auspicato una nuova generazione di cattolici impegnati.
Abbiamo raccolto subito, a suo tempo, l’appello di Benedetto XVI che, rivolgendosi soprattutto ai giovani, invocava una nuova generazione di politici cattolici ed abbiamo formulato proposte di concreta attuazione nelle opportune sedi.
Il Cardinale Bertone, aprendo a Riccione un seminario di Reteitalia, come ha diligentemente annotato, Paolo Viana su “Avvenire”, “ha sviluppato l’appello del Santo Padre inquadrando, attraverso il messaggio di Luigi Sturzo, Chiara Lubich e Luigi Giussani, il contributo speciale che i giovani cristiani possono dare alla promozione del bene comune che non è delegato allo Stato.
La politica non è, ha insistito con le parole del prete di Caltagirone, cosa sporca, bensì l’amor degli amori, come diceva la Lubich”.
Il Cardinale Bertone è stato abbastanza chiaro: “la politica è chiamata a confrontarsi con la fragilità dell’uomo, anche ad apprendere dagli errori del passato e del presente, ma sempre coltivando la responsabilità dell’avvenire, da orientarsi alla virtù.
E non parlava di virtù politica: anzi da Riccione ha lanciato un vero e proprio appello ai politici ad “orientare la propria vita e le proprie relazioni alla virtù, poiché dalla virtù della persona dipende la virtù della società”.
Risultando ancora più esplicito: “non esiste separazione tra etica individuale ed etica sociale”.
Una rettitudine che “vale per tutti i politici” ma i cattolici debbono essere consapevoli di avere una “missione nella storia, che è quella di orientare la società a valori superiori”, senza i quali, come scriveva Sturzo, “tutto si deturpa e la politica diviene mezzo di arricchimento, l’economia arriva al furto e alla truffa”.
Serve, al contrario, una “nuova generazione di politici cattolici” contraddistinta dall’impegno a “iniettare buona e nuova linfa nella società, orientandola alla virtù, con rettitudine e discernimento alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa”.
Il triplice autorevole segnale dato dalla Chiesa non può, né deve, essere ulteriormente disatteso da chi, oltre a professarsi cattolico, sente di esserlo.
Vi sono associazioni che si definiscono cattoliche e che per vocazione statutaria hanno la possibilità, e quindi, il dovere, di dare concretezza alle invocazioni delle gerarchie cattoliche.
I balbettii, le strategiche furbizie mirate a bloccare emergenti proposte di attuazione, sono da bandire se si è veramente cattolici.