ROMAGNOLI ILLUSTRA GLI OBIETTIVI DELL'ENTE ITALIANO DELLA MONTAGNA

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

Il presidente dell'Eim, On. Massimo Romagnoli, illustra in questa relazione programmatica le finalità e gli obiettivi dell'Eim per quanto riguarda la promozione dello sviluppo economico culturale e sociale dei territori montani:

 

 "Nell’insediarmi alla presidenza dell’Ente Italiano della Montagna, ente pubblico di ricerca della Presidenza del Consiglio dei Ministri finalizzato al supporto e allo sviluppo dei territori montani, che raccoglie il patrimonio di conoscenze e di esperienze già maturate nella precedente configurazione come Istituto Nazionale della Montagna, vorrei in primo luogo porgere un caloroso ringraziamento al Commissario avv. Luigi Olivieri, che ha guidato l’Ente nella fase commissariale, affiancato dal direttore generale, dott. Sergio Zucchetti, che ringrazio ugualmente per l’apporto dato all’Ente. Nello stesso tempo, do il benvenuto ai componenti del nuovo Consiglio Direttivo, dott. Arturo Lincio e avv. Diego Modesti, che mi affiancheranno in questo non facile percorso di sviluppo e rilancio dell’Ente in Italia e in Europa.

L’EIM costituisce oggi il principale, anzi l’unico, strumento di ricerca governativo al servizio dello sviluppo e della valorizzazione dei territori montani. La nuova mission istituzionale, caratterizzata da un moderno approccio multidisciplinare alle tematiche di sviluppo per lo studio dei territori montani, configura l’Ente sia come il laboratorio della Presidenza del Consiglio finalizzato alla promozione dello sviluppo socio-economico dei territori montani, sia come strumento di supporto al Governo, alle Regioni e agli Enti Locali impegnati nella gestione delle aree montane, soprattutto nelle tematiche di maggiore attualità politica e legislativa inerenti le policy di sviluppo del comparto agricolo, forestale ed energetico, turistico, nonché delle tematiche legate alle infrastrutture e alla mobilità e più in generale alle opportunità di sviluppo per i territori montani strettamente connesse al benessere e alla salute.

I territori montani sono caratterizzati, sotto il profilo ambientale, socio-economico e culturale, da elementi distintivi originali che ne segnano la profonda diversità rispetto al resto del territorio. Anche per questo le diverse rappresentazioni della montagna italiana che nel tempo si sono succedute, hanno sempre mostrato forte persistenza, finendo spesso per dar vita ad immagini stereotipate in grado di oscurare la visibilità dei processi di trasformazione che si sono nel tempo succeduti. Si è scoperto in ritardo il carattere duale che la montagna ha assunto a partire dagli anni ‘60, quando alcune località alpine si sono aperte al turismo allargando la forbice con le aree dell’abbandono e della senilizzazione di larga parte dell’Appennino centrale e meridionale.

Con una certa fatica, in anni più recenti, è stato abbandonato tale modello dicotomico per adottare un’immagine di montagna a “pelle di leopardo” dove si evidenzia un complesso alternarsi di aree forti, di aree in transizione e di aree caratterizzate dai segni di profonda marginalità socio-economica. Anche oggi, a ben guardare, la montagna italiana mantiene un forte bisogno di essere costantemente riconosciuta sia nella sua elevata specificità sia come territorio che, lungo la direttrice nord-sud, si articola in tante montagne, con diverse caratteristiche, diversi problemi, diverse opportunità.

L’Ente non può essere soccombente nella sfida di promuovere lo sviluppo socio-economico dei territori montani; diviene quindi necessario ed indispensabile ripensare il posizionamento strategico e operativo dell’Ente; da un lato, nel supportare la Presidenza del Consiglio dei Ministri e gli Enti Locali nella definizione dei programmi di investimento per lo sviluppo territoriale e locale dei territori montani. Dall’altro, nel declinare le strategie di sviluppo in azioni innovative, in grado di trasformare le istanze di sviluppo economiche e sociali dei territori montani in programmi d’investimento a valenza settoriale e territoriale.

Nello specifico, nell’attività di analisi e ricerca di modelli e strumenti innovativi per lo sviluppo economico e sociale del territorio montano italiano, l’Ente dovrà fornire tutti gli strumenti utili alla definizione, in chiave europea ed internazionale, della strategia complessiva di sviluppo territoriale della montagna italiana. A tal fine, oltre a recepire le indicazioni strategiche degli attori istituzionali per promuovere la sfida per il futuro dei territori montani, l’EIM non potrà non focalizzare le proprie attività nel confrontare i tradizionali settori d’investimento relativamente alle diverse aree locali, sulla base di cinque macro-aree che stanno emergendo dalle esperienze del periodo più recente e dalla diffusa domanda sociale:

1. Lo sviluppo dei sistemi produttivi locali;
2. Il collegamento fisico e immateriale con altre aree e relative reti;
3. La valorizzazione delle risorse naturali e ambientali;
4. La valorizzazione delle risorse umane, culturali e storiche;
5. Il miglioramento dei servizi, delle istituzioni locali e della vita associata.

È  attorno a questi assi che si stanno articolando i progetti più avanzati in grado di generare sviluppo economico; è su questi temi che le amministrazioni pubbliche sono chiamate a confrontarsi, ed è su questi argomenti che si concentrano le maggiori aspettative dei cittadini e delle imprese. Gli obiettivi istituzionali dell’Ente sono indirizzati a focalizzare l’attività di ricerca sia verso specifici assetti strategici che caratterizzano il patrimonio montano, sia verso le politiche di sviluppo locale dei territori montani, sia infine verso i modelli di governance ad esse correlate. In altre parole, diviene indispensabile sostenere lo sviluppo delle economie montane attraverso la formulazione di proposte in grado di sostenere e strutturare il tessuto economico e sociale e innescare meccanismi di sviluppo endogeni. Al riguardo l’Ente deve assumere un ruolo propositivo nel fornire strumenti, informazioni, dati e ricerche utili alla formulazione delle strategie relative allo sviluppo socio-economico e culturale dei territori montani e la conseguente traduzione in azioni concrete delle istanze avanzate da attori pubblici, da cittadini e imprese. Nello specifico, ritengo sia indispensabile, per favorire lo sviluppo sociale, promuovere e consolidare l’esigenza nei diversi territori montani della creazione di un sistema di infrastrutture sociali, inteso prima di tutto come sistema integrato di servizi alle persone (istruzione e formazione, sanità, servizi sociali), oltre che come servizi alle imprese.

Per quanto riguarda specificamente i servizi alle imprese, precedenza assoluta è da accordare, senz’altro, al rapporto innovazione-impresa, sia in relazione alle tecniche produttive sia nelle soluzioni organizzative e nei canali commerciali. In particolare, l’EIM dovrà formulare proposte innovative ai tradizionali temi dell’accesso alle fonti di finanziamento, alle economie di localizzazione in aree anche remote di nuove iniziative imprenditoriali, anche per compensare gli alti costi di localizzazione e di gestione che contraddistinguono l’impresa montana.

Anche in questo caso diviene indispensabile la definizione di una strategia di sviluppo in grado di contrastare l’elevata polverizzazione della struttura produttiva dei territori montani, anche attraverso nuove politiche di associazionismo e di cooperazione interaziendale, promuovendo nuove forme per lo scambio di know-how. Altrettanto importante, ai fini dell’innovazione in campo imprenditoriale, appare, altresì, l’azione da esercitare su fattori intangibili, direttamente legati alla competitività aziendale, in vista anche del miglioramento della capacità dell’economia montana di generare, diffondere e utilizzare la conoscenza e la promozione di una più moderna ed efficace cultura aziendale. In tal senso appare quindi importante anche attuare azioni di accompagnamento e di supporto nella fruizione di tali tecnologie presso le popolazioni e gli Enti delle aree di montagna, affinché siano in grado di cogliere appieno i vantaggi introdotti dal loro uso di queste tecnologie nella vita lavorativa, nella vita quotidiana e nel governo del territorio.

Altro importante fattore di competitività per i territori montani è, indubbiamente, costituito dall’accesso e dallo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. In questa prospettiva l’EIM dovrà sia codificare un nuovo e moderno sistema di regole del loro sfruttamento sostenibile sia sostenere le amministrazioni montane nell’assumere consapevolezza dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili come assetto patrimoniale. L’Unione Europea ha posto il suo obiettivo tre volte 20 per il 2020, al centro della sua politica energetica e della politica di mitigazione del cambiamento climatico: si tratta quindi, per quella data, di ridurre del 20% i gas serra, di aumentare del 20% l’efficienza energetica e di produrre il 20% dell’energia da fonti energetiche rinnovabili.

Per l’Italia, gli obiettivi di politica energetica e di mitigazione del cambiamento climatico sono indirizzati a una riduzione delle emissioni del 13% e ad un aumento del 17% delle fonti energetiche rinnovabili; per raggiungerli sarà necessario un investimento pari allo 0,66 del PIL. Qualora l’Italia non raggiungesse gli obiettivi previsti si vedrebbe comminata una sanzione pari a circa 2 miliardi di Euro. Le riduzioni di gas serra sinora ottenute in Europa dovranno essere rafforzate dal sistema ETS (Emission Trading System), cioè il sistema di scambio di quote di emissioni tra imprese, il quale copre il 48% delle installazioni industriali europee ed include oltre il 50% delle emissioni; dobbiamo ricordare, a questo proposito, che in Italia nel 2005 le emissioni di gas serra presentavano un incremento positivo del 5,2%.

Oggi le imprese maggiormente inquinanti dispongono di alcune quote di CO2 assegnate gratuitamente, mentre sono soggette al pagamento di quelle relative alle emissioni in eccesso rispetto a tali quote; a partire dal 2013, saranno soggette al pagamento, secondo il piano recentemente presentato dal presidente Barroso, di tutte le emissioni di CO2: un esempio chiarificatore è quello di Telecom Italia, la quale annualmente produce circa un milione di tonnellate di CO2; con il piano Barroso, l’azienda dovrebbe pagare 39 milioni di euro / anno.

Il ruolo del capitale umano nella promozione dello sviluppo economico e sociale e della competitività del territorio montano assume un ruolo centrale. L’accesso alla conoscenza, il miglioramento dei livelli d’istruzione, la specializzazione delle competenze in campo manageriale e settoriale, una cultura condivisa e un linguaggio comune fra gli attori locali e gli stakeholders di riferimento, assumono più che mai un ruolo determinante per la realizzazione di efficaci performance economiche e per l’approntamento di percorsi innovativi e strategie di sviluppo nell’ambito delle zone montane. La progettazione di azioni formative in grado di valorizzare le risorse umane e promuovere nuove competenze appare fondamentale per cogliere le nuove opportunità occupazionali, e d’altro canto il perseguimento di politiche di intervento per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita (formazione continua) è altrettanto utile per migliorare e accrescere la competitività delle economie montane.

Prima di entrare nel merito dalla prima ricognizione effettuata relativa al patrimonio scientifico dell’Ente, caratterizzato dalle pubblicazioni afferenti alla Collana Scientifica “Quaderni della Montagna” ed alla Rivista “SLM - Sopra il Livello del Mare”, diviene indispensabile recuperare e finalizzare i progetti di ricerca e le indicazioni meritevoli in esso contenute promossi nel tempo dall’Ente, nelle sue diverse configurazioni, al fine di definire un’Agenda Strategica delle Attività.

Nello Specifico, dall’analisi delle pubblicazioni effettuata emerge come alcune tematiche indagate siano tutt’oggi di assoluta attualità, come il QDM 7 finalizzato a promuovere un nuovo sistema della mobilità dell’Appennino Emiliano-Toscano-Laziale attraverso la E 45. Insomma una nuova autostrada per l’Appennino. Si pone quindi la necessità ed opportunità di recuperare dal patrimonio di ricerche disponibili quegli elementi di natura progettuale che devono consentire da subito all’Ente di divenire operativo e pro-attivo. In questo senso l’Agenda Strategica delle Attività dovrà prevedere specifiche e concrete tematiche progettuali da sviluppare.

In via prioritaria, appare indispensabile, da un lato, un investimento dell’EIM in professionalità e competenze in grado di promuovere sia il ruolo tattico, sia nuovi servizi innovativi per sostenere la competitività delle economie delle aree montane e consentire alle imprese montane di affrontare le nuove sfide di sviluppo. Dall’altro lato, finalizzare le risorse dell’ente in progetti di ricerca ed innovazione afferenti ai principali assett che se, da un lato, caratterizzano il territorio montano, dall’altro ne condizionano lo sviluppo, quali mobilità, agricoltura, ambiente ed energia. Al fine di rispondere alla nuova mission strategica, appare opportuno delineare una struttura organizzativa orizzontale tra le varie aree di ricerca (e quindi tra i vari profili di competenza) coordinata con le funzioni istituzionali strumentali al funzionamento dell’ente quali l’amministrazione e i servizi generali, in merito alla quale mi riservo di presentare quanto prima un progetto di schema funzionale".

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