SCUOLA. LA PRIMA CAMPANELLA POTREBBE SUONARE IL 1 OTTOBRE

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI SIMONA SMITH

 

 

Proposta dal senatore Costa del Pdl e col gradimento del ministro Gelmini, l’idea di posticipare l’inizio dell’anno scolastico al 30 settembre sta infuocando il dibattito e dividendo l’opinione pubblica, oltre che l’ambiente politico tra Nord e Sud. Da un lato, infatti, dalla Lega e da alcune regioni, soprattutto del Nord, piovono critiche sugli aspetti poco pratici di tale possibile disposizione; si sottolinea il rischio di non riuscire a rispettare il minimo di giorni di scuola previsti dalla direttiva europea e, al contempo, si fa leva sulle difficoltà che dovrebbero affrontare i lavoratori dipendenti il cui rientro in azienda non coinciderebbe più con l’inizio delle lezioni dei figli. A tale riguardo il Governatore del Piemonte, Roberto Cota, nel puntualizzare che qui si sta parlando della gente che torna al lavoro”, ha chiesto “ ma come farebbero con i figli fino ad ottobre?”

Dalla Sicilia arrivano invece parole di compiacimento e la promessa di un’opportuna valutazione in sede governativa, quest’ultima da parte dell’Assessore regionale, prof. Mario Centorrino. L’apertura posticipata delle scuole potrebbe agevolare il settore turistico, allungando la stagione vacanziera, con un impatto positivo sull’occupazione, come esposto dall'assessore regionale al Turismo, Nino Strano. Lo stesso ha affermato: "Sostengo fortemente la proposta nazionale del Pdl di riapertura ad ottobre delle scuole e chiedo al presidente Raffaele Lombardo e al collega assessore all'Istruzione e Formazione Mario Centorrino che, avvalendosi delle prerogative statutarie, spostino l'apertura delle scuole in Sicilia, già dal prossimo anno, almeno al primo ottobre".

Più cauta si mantiene invece il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, siciliana di origine, che, se da un lato non elogia la proposta, dall’altro dichiara che la accetterebbe nel caso di regioni in cui le temperature sono molto alte.

Il nodo principale da risolvere è quello di assicurare i necessari 200 giorni di lezioni per la validità dell’anno scolastico e chiudere le lezioni in tempo utile, ad esempio, per dare inizio agli esami di Stato nella data fissata dal ministro per l’intero territorio nazionale. La difficoltà esiste.

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