SETTIMA EDIZIONE DEL SEMINARIO "GULLINO" A MESSINA
DI ANTONINO DE DOMENICO
Prevenzione, analisi, psicologia, disagio, cura. Queste le parole chiave che, tra loro legate, fungono da tres d’ union alle varie argomentazioni e proposte espresse nel corso del settimo seminario “Ugo Gullino” , tenutosi presso il “Salone degli specchi” della Provincia Regionale di Messina.
La tematica dell’ incontro è stata la serie di disagi legati all’ alimentazione, largamente intesa e profondamente analizzata, o per usare le stesse parole degli organizzatori dell’ evento: “Proteggere per prevenire: trattamento clinico e prevenzione dei disturbi alimentari”.
E’ questo il settimo anno in cui si rinnova l’ ormai tradizionale incontro nella giornata dedicata alla memoria del dott. Ugo Gullino, giovane psichiatra deceduto a Patti 18 anni fa. Il seminario, organizzato dal Dipartimento Salute Mentale dell’Asp di Messina, diretto dal Dott. Biagio Gennaro ha visto gli interventi della Dott.ssa Rossana Mangiapane, del dott. Santo Morabito, della Dott.ssa Laura Profilo e della Dott.ssa Teresa Tricomi.
Gli interventi dei relatori sono stati indirizzati tutti verso un unico obiettivo che è quello di riuscire a cogliere il problema dei disturbi alimentari in una sorta di fase ancora “embrionale” attraverso uno strategico lavoro di prevenzione e un’ attenzione nei confronti del paziente che non si materializzi solo una volta manifestatosi il problema con i suoi segni più terribili, ma in una fase precedente che viene colta nella quotidianità dell’ emarginazione e del disagio.
L’ innovazione proposta dall’ Asp sta proprio in questo, in una cura del paziente medica e allo stesso tempo psicologica, dal momento che le malattie connesse ai disturbi alimentari si manifestano, sì, attraverso segni inconfondibili sul corpo, ma sorgono in quella che è una vera e propria patologia psicologica. Come esposto dalla Dott.ssa Mangiapane, la cura del paziente sarà articolata in quattro fasi: una prima ambulatoriale, per poi passare ad una semiresidenziale, proseguendo per una residenziale e terminando nei casi più gravi in una ospedaliera. Nelle prime due fasi il sostegno medico sarà di tipo psicologico puntando sulla cura emotiva ed emozionale del paziente attraverso un lavoro introspettivo che punti a rinsaldare il carattere del soggetto, rinforzando la sua sicurezza e autostima. Di lì il passaggio alle strutture residenziali per casi certamente gravi, ma non ancora in situazione di emergenza, con centri a Messina, Acireale, Palermo, Ragusa (per citarne alcuni) dove il paziente sarà sottoposto ad attività formative e a pasti assistiti, per terminare in una fase ospedaliera. Il Dott. Morabito ha proseguito dapprima esponendo proprio quelle che sono le manifestazioni somatiche dell’ anoressia nervosa e della bulimia nervosa, come la rapida e costante perdita di peso, i segni sulle mani e la mancanza del ciclo mestruale nel primo caso, e i segni sui denti nel secondo caso, e in seguito esponendo gli effetti sulla personalità del soggetto come l’ ossessione per la dieta, l’ isolamento, la depressione.
“Le patologie in questione”- spiega il Dott. Morabito- “possono portare a morte che sia di tipo naturale o suicida” e, mostrando i dati di una sua ricerca, basati su uno studio statistico sui disagi alimentari riferito alla popolazione del Nord Italia, ha dimostrato come, secondo le sue previsioni, si potrebbero calcolare ben 26598 soggetti gravati da disturbi alimentari nella sola provincia di Messina. L’ intervento dell’ autorevole relatore è poi proseguito con l esposizione di altri disturbi che vanno oltre l’ anoressia e la bulimia; vi sono infatti la pagologia, ossia l’ ingestione di sostanze non alimentari, la vigoressia , la paura di essere troppo magri, e l’ ortoressia, l’ ossessione per i cibi sani. Si nota così come il disagio alimentare risieda e si configuri nell’ ossessione, laddove, in modo paradossale e ossimorico anche l’ eccesso di ingestione di cibi sani può degenerare in una patologia.
Il seminario si è concluso con gli interventi della Dott.ssa Laura Profilo e della Dott.ssa Teresa Tricomi che hanno riflettuto sul problema diffusissimo del “Beinge Eating” , alimentazione incontrollata, naturalmente degenerativa in obesità. Si è notato come questo disagio riguardi parimente soggetti minorenni e adulti e che risulti più diffuso tra soggetti maschi piuttosto che tra soggetti femmine come invece accade nel caso dell’ anoressia e della bulimia. Ma da dove deriva un disturbo del genere? Lo studio è ancora di tipo psicologico. Il fenomeno del “Beige Eating” può essere figlio di disagi familiari come la scarsa coesione familiare, l’ assenza di comuncicazione e l’ ambiente coartato, o di fattori esterni come episodi di bullismo o di violenza sessuale. Da lì poi può nascere l’ insoddisfazione per il proprio corpo e così l’ abbassamento dell’ autostima e
l’ introversione e si possono manifestare emozioni come ansia, disperazione, noia, rabbia. Qualunque tipo di problema della vita quotidiana viene anestetizzato con il ricorso alla cosiddetta “abbuffata” e da qui il circolo vizioso: il disagio viene sedato nell’ abbuffata la quale altro non farà che generare altre situazioni di disagio. I soggetti in questione, come spiegato dalla Dott.ssa Profilo manifestano un’ alta soglia di percezione emozionale, al di sotto della quale non sentono nulla, e una bassa soglia di tolleranza delle emozioni. Il fine della terapia è proprio quello di intervenire sulla sicurezza del malato così da invertire questo tipo di trend rendendo il paziente più tollerante e disposto nei confronti delle emozioni, così da interrompere il circolo vizioso.
E’ chiaro come i disturbi alimentari presentino un unico comune denominatore che si manifesta nel grigiore del disagio personale. L’ intervento in questo senso è qualcosa che va oltre la semplice medicina fino a sfiorare le problematiche più tristi e complesse della società odierna, il medico così diventa psicologo, sociologo e confidente del paziente. Il soggetto sottoposto alla cura deve operare il cosiddetto transfert di freudiana memoria per riuscire pienamente ad avere fiducia nel medico che gli sta di fronte per riuscire a risolvere il proprio problema che pone radici di gran lunga più a fondo
delle semplici manifestazioni somatiche.