SI E’ CONCLUSA, A MESSINA, LA SETTIMANA TEOLOGICA 2012
Mercoledì 8 febbraio, con la presenza del Prof. Calogero Caltagirone, si è conclusa la Settimana Teologica 2012 dal tema “Crisi globale e profezia della fede”, promossa dall’Arcidiocesi di Messina Lipari S. Lucia del Mela.
Nell’ultima serata il Prof. Calogero Caltagirone, docente di Filosofia Morale presso la Facoltà di Scienze della Formazione della LUMSA di Roma, ha inquadrato i temi trattati dagli altri relatori, in una prospettiva filosofica e teologica come fonte di una nuova umanità solidale.
A fare da chairman è stato il Prof. Luigi D’Andrea, titolare della cattedra di Diritto Costituzionale presso il nostro Ateneo, il quale ha affermato che i tempi di crisi rischiano di offrire una prospettiva di agire autonomo, rompendo così tutti legami. Questa è quasi una tentazione demoniaca poiché è possibile uscire da una situazione di disagio solo attraverso un’azione solidale, prospettiva dentro la quale noi cristiani siamo chiamati ad offrire un contributo prezioso.
Caltagirone ha parlato della profezia della fede quale elemento fondamentale per la realizzazione delle verità dell’uomo: essa, in quanto dono, si caratterizza per la sua dimensione teologica e teologale; in questo senso può essere vista come fonte di una nuova umanità solidale. “Nell’evento di Gesù Cristo - ha detto - l’uomo svela la sua più intima vocazione; la profezia della fede è la sola possibilità che egli ha per conoscere e raggiungere la propria realizzazione in Cristo che è il nuovo Adamo. Mediante la rivelazione, l’individuo prende coscienza della sua natura: pur non essendo frutto del caso ma derivando da un intenso processo evolutivo, ha la sua origine fondamentale in Dio”. Questo ci permette di capire le relazioni dell’uomo con se stesso, con gli altri e con la realtà circostante. La fede indica chiaramente che gli uomini sono inseriti in una storia di salvezza nella quale ciascuno di loro è protagonista, poichè in essa contempla il mistero del piano divino e comprende le motivazioni della propria essenza.
Secondo il filosofo ci sono tre livelli di considerazione della realtà umana: quello che vede l’uomo come entità biologica, quello antropologico che ne indica le il suo inserimento nella storia e quello teologico, il più alto, che permette di comprendere gli altri due.
Dal punto di vista teologico, la fede stabilisce un rapporto di relazione fondamentale e reciproca di Dio con l’uomo: Dio si rivela a lui e l’uomo coglie la pienezza del suo essere. “Credere, vuol dire entrare in una relazione fondante che non è mai individuale. Ciascuno di noi esprime il proprio atto di fede all’interno di una comunità di dialogo che è quella credente, fatta di uomini che accolgono, celebrano, condividono, il Vangelo del Risorto. L’esperienza ecclesiale ha una rilevanza pubblica; il credente legge la storia individuale e della comunità sulla base della relazione con Dio. La fede, avendo una dimensione ecclesiale e pubblica, è il principio ispiratore di tutta l’esistenza e quindi l’elemento interpretativo delle dimensioni dell’umano”.
Essere credenti vuol dire essere alla sequela di qualcuno e la prassi cristiana non può avere altra ispirazione se non la sequela di Cristo, che è vita, sapienza e verità. C’è sequela se c’è testimonianza e quindi servizio: questi sono gli elementi di una umanità nuova che non si chiude nel proprio egoismo ma che va oltre, cogliendo le ragioni dell’altro, per delineare un’esistenza umana fortemente intessuta di trame relazionali.
Il Prof. Caltagirone suddivide in tre categorie le forme della dimensione messianica nell’evento cristiano: la forma profetica, la forma sacerdotale e quella regale.
La forma profetica fa dell’uomo un annunciatore della Parola di Dio che è l’anima dell’umanità; il credente è chiamato a essere coscienza critica del mondo, diventando agente di trasformazione.
La forma sacerdotale implica la piena disponibilità a Dio, per dare compimento della sua volontà.
La forma regale della profezia è dono della libertà spirituale e della vittoria sul proprio egoismo: noi cogliamo la nostra libertà finita di uomini in una libertà infinita di Dio. “Rigenerare un’umanità nuova - ha detto - significa dar vita a un’esistenza simbolizzante e non diabolizzante. La profezia della fede unifica tutte le dimensioni delle età della vita e permette di renderne significativi i tempi: il krònos, tempo visto come sequenzialità di eventi, diventa kairòs ossia tempo di grazia”. Rifacendosi a un pensiero di Giovanni Paolo II che aveva parlato di sguardo contemplativo e compito profetico nella vita di ogni giorno, Caltagirone afferma che la profezia della fede, pur simbolizzando le dimensioni della fragilità umana, può diventare forza taumaturgica.
La fede è il motore della convivenza sociale. Il credente in ragione dei suoi principi, condivide con gli altri la storia della vita, cercando la solidarietà per promuovere realmente le esigenze dell’uomo.
Il contributo ha suscitato un interessante e ampio dibattito in cui tanti sono stati gli spunti per approfondire i temi trattati.
In particolare, si è parlato dell’esigenza di un recupero di spazi per la condivisione, la direzione dello spirito e la responsabilizzazione umana attraverso un impiego delle proprie volontà. La chiesa, come comunità di condivisione e di esperienza del credente, in questo cammino è il soggetto principale.
Un credente si deve impegnare nelle pratiche di mediazione per determinare, attraverso la giustizia e il bene comune, la carità. La sua missione, infatti, è sempre legata alla vocazione poichè siamo chiamati a realizzare l’umanità piena che ci è stata donata.
È importante inoltre educarci ed educare gli altri alla fatica del pensare e alla diligenza del documentarsi: a questo è legato l’impegno della giustizia anche con azioni concrete.
A conclusione di questa tre giorni di grande spessore culturale e individuale per la Chiesa locale, Mons. La Piana ha espresso gratitudine al Signore: “Il tema trattato - ha detto l’Arcivescovo - in continuità con quello dello scorso anno, ha confermato la volontà di approfondire la nostra identità cristiana. La fede che professiamo ci spinge a valutare la crisi che stiamo vivendo alla luce del Vangelo e con una consapevolezza che deve tradursi in stile di vita. Come comunità cristiana dobbiamo sentirci coinvolti in una costante opera educativa secondo fraternità, comunione e giustizia, valori imprescindibili per favorire la ripresa economica e sociale.
Questa visione relazionale dell’uomo deve tradursi in una dimensione di solidarietà come espressione di carità e di giustizia verso quanti vivono in condizioni disagiate ma anche verso le nuove generazioni.
Il Presule, in chiusura, ha ringraziato quanti si sono adoperati per la riuscita dell’intera manifestazione: il Vicario Generale, Mons. Carmelo Lupò, il comitato organizzatore formato dai Professori Paola Ricci Sindoni, Concetta Sirna, Luigi D’Andrea e dal Dott. Dino Calderone, i vari relatori, Padre Giuseppe Lonia, Vicario Episcopale per la Cultura, con il suo gruppo di lavoro, e Mons. Letterio Gulletta, parroco della Cattedrale, che ha messo a disposizione la splendida Basilica in cui si sono svolti i lavori, e infine tutti i convenuti, per aver dato testimonianza, con la loro presenza attenta, di sentire forte l’esigenza di parlare di Dio e di noi stessi.