SPRECHI E SCEMPI DELLA SICILIA: PER “REPUBBLICA” CUFFARO È “UNA SANTA MARIA GORETTI”

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI CARMELO GAROFALO

 

 

 

È da tempo che il nostro giornale ha allertato il Governo regionale sui vari filoni erogatori di cospicue somme.

Adesso la stampa nazionale grida allo scandalo coinvolgendo, tra gli altri la moglie del Senatore Cuffaro, con il sadismo di certi media pronti a calare l’accetta senza il minimo rispetto della verità e della dignità altrui.

Perché è facile fare il nome delle persone e puntare l’indice alla cieca.

Se fossero stati più attenti, più responsabili, più osservanti delle regole fondanti dell’Ordine professionale, avrebbero dovuto indicare la beneficiaria Cuffaro proprio come esempio luminoso della adamantina figura di un’imprenditrice che pur essendo proprietaria di una funzionale azienda agricola da prima che il marito venisse eletto Presidente della Regione siciliana, per educazione personale, familiare e politica, non ha ritenuto opportuno partecipare a qualsiasi Bando pubblico per ottenere finanziamenti dalla Regione siciliana e non ha mai ottenuto una sola lira, un solo euro dalla stessa per tutto il tempo in cui il marito è stato deputato, Assessore regionale e, infine, Presidente, il che fa onore a lei, signora Giacoma Chiarelli.

Oggi è diverso. Il Senatore Cuffaro non solo non ha più alcun rapporto diretto con la Regione siciliana ma è addirittura avversato duramente da una Giunta di Governo ingenerosa e, quindi, appare legalmente ineccepibile che la moglie partecipi, da libera imprenditrice, a qualsiasi iniziativa seppure finanziata dalla Regione.

Ben diversa la posizione di personalità – o delle loro mogli e parenti – che rivestono cariche istituzionali.

Il discorso è chiaro, noi per etica professionale non facciamo nomi e non ci caliamo mai nell’ambito dei familiari dei politici, ma, di fronte a certe situazioni, come in questo caso, non possiamo che riferire lo sdegno della gente.

Proprio all’Assessorato Agricoltura è necessario che si proceda ad una revisione dei vari filoni di finanziamento, non esclusa la così detta pubblicità istituzionale.

Anche perché sarebbe estremamente grave se rispondesse a verità che, pure in carica, l’Assessore del tempo abbia chiesto ed ottenuto fondi per una sua azienda ed altrettanto grave lo sarebbe per un Presidente, tanto da far dire perfino al quotidiano “Repubblica”, che non è stato mai tenero con Cuffaro, che al loro confronto “Cuffaro” è oggi una “Santa Maria Goretti”.

Anche per l’affare della sauna e della doccia delle quali proprio Cuffaro non ne avrebbe avuto mai bisogno, avendo la propria casa di abitazione a poca distanza dall’ufficio di Presidente.

Ed anche per le clamorose elencazioni di Repubblica sullo scempio di fondi spesi per la formazione professionale – che per la Corte dei Conti “non serve a chi frequenta i corsi”…

 Nel lungo elenco di “mogli, figli, cognati e parenti eccellenti, di congiunti di Cuffaro non ve n’è nemmeno la più sbiadita presenza.

Sicchè è l’ora di smetterla con il ritenere che sia Cuffaro ad essere stato “il male assoluto della Sicilia”.

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