SUCCESSO A GENOVA DELLO STABILE DI CATANIA
DI MARIA ELENA BUSLACCHI
Alla prima a Genova dello spettacolo "Pipino il Breve", di Tony Cucchiara, di produzione del Teatro Stabile di Catania si è registrato l'incredibilmente caldo apprezzamento che il pubblico ligure ha dimostrato nei confronti di questa scoppiettante messinscena.
Lo spettacolo ripropone in forma di musical il teatro dei pupi, ed è stato accolto con enorme coinvolgimento da parte degli spettatori.
A teatro, ma non solo, è raro strappare al riservato pubblico genovese un'espressione diretta di apprezzamento, non sia mai di coinvolgimento. Il ligure sorriderà compassato, sghignazzerà nel cuore non lasciando trapelare che un indifferente risolino tra i denti, difficilmente si lascerà andare battendo le mani o unendosi ad un coro costruito apposta per trascinarlo con sé. Eppure, incredibilmente, i controllati liguri appena descritti giusto ieri sera si sono sciolti, per non dire fusi, a poco a poco, con la scoppiettante messinscena di Pipino il Breve, commedia musicale di Tony Cucchiara di produzione del Teatro Stabile di Catania, al Teatro della Corte di Genova fino alla sera di San Silvestro. Davvero non si poteva scegliere spettacolo migliore con cui chiudere l'anno: tra colori, balli, canti, ritornelli sembra di trovarsi ad una festa. Il pubblico genovese, ieri sera, non ha potuto ignorare questa mano tesa che lo invitava a danzare, e, complice il fatto che in sala non si era in molti – è Santo Stefano, le nevicate di una settimana fa lasciano ancora, qua e là, qualche traccia, e soffia la gelida tramontana - si è lasciato trascinare nello spettacolo. Fatto ancor più strano se si considera che non tutti sono avvezzi al dialetto siciliano, ampiamente impiegato nel testo, e tantomeno al teatro dei pupi. Il sipario si alza infatti su quella che pare la scena di un qualunque teatro dei pupi siciliano, con i suoi fondali di stoffa, il suo proscenio dipinto... E gli immancabili cavalieri. Le mosse degli attori sono proprio quelle: la gamba tesa in avanti, i movimenti meccanici delle braccia, il leggero ondulare della testa e degli arti nei momenti di sosta improvvisa. Uno sguardo fisso che, paradossalmente, cattura ancor di più che uno sguardo profondo e penetrante. I suddetti genovesi si sono predisposti allo spettacolo con il solito vago scetticismo di quando devono affrontare qualcosa che non sia loro familiare («Gente furesta, gente funesta», si diceva un tempo), con la predisposizione a sforzarsi per non perdere nemmeno una battuta, come accade, ad esempio, quando vanno a vedere un De Filippo. E scena dopo scena si sono meravigliosamente resi conto che non c'era affatto da sforzarsi, ma semplicemente da godersi lo spettacolo che avevano di fronte... e in loro stessi. Una signora in pelliccia mormora alla nipote: «Domani ti vedrò ballare in corridoio in questo modo», e il succo della serata, in effetti, sta tutto in queste poche parole: tutti avevano improvvisamente voglia di entrare nello spettacolo, e lo mostravano tenendo il ritmo col piede, canticchiando tra sé e sé i motivi della commedia, battendo le mani insieme agli attori. Un piccolo miracolo che mostra come gli stereotipi, in fondo, magari siano veri, ma non siano mai impermeabili e fissi. Grazie, da Genova a Catania e alla Sicilia tutta!
A teatro, ma non solo, è raro strappare al riservato pubblico genovese un'espressione diretta di apprezzamento, non sia mai di coinvolgimento. Il ligure sorriderà compassato, sghignazzerà nel cuore non lasciando trapelare che un indifferente risolino tra i denti, difficilmente si lascerà andare battendo le mani o unendosi ad un coro costruito apposta per trascinarlo con sé. Eppure, incredibilmente, i controllati liguri appena descritti giusto ieri sera si sono sciolti, per non dire fusi, a poco a poco, con la scoppiettante messinscena di Pipino il Breve, commedia musicale di Tony Cucchiara di produzione del Teatro Stabile di Catania, al Teatro della Corte di Genova fino alla sera di San Silvestro. Davvero non si poteva scegliere spettacolo migliore con cui chiudere l'anno: tra colori, balli, canti, ritornelli sembra di trovarsi ad una festa. Il pubblico genovese, ieri sera, non ha potuto ignorare questa mano tesa che lo invitava a danzare, e, complice il fatto che in sala non si era in molti – è Santo Stefano, le nevicate di una settimana fa lasciano ancora, qua e là, qualche traccia, e soffia la gelida tramontana - si è lasciato trascinare nello spettacolo. Fatto ancor più strano se si considera che non tutti sono avvezzi al dialetto siciliano, ampiamente impiegato nel testo, e tantomeno al teatro dei pupi. Il sipario si alza infatti su quella che pare la scena di un qualunque teatro dei pupi siciliano, con i suoi fondali di stoffa, il suo proscenio dipinto... E gli immancabili cavalieri. Le mosse degli attori sono proprio quelle: la gamba tesa in avanti, i movimenti meccanici delle braccia, il leggero ondulare della testa e degli arti nei momenti di sosta improvvisa. Uno sguardo fisso che, paradossalmente, cattura ancor di più che uno sguardo profondo e penetrante. I suddetti genovesi si sono predisposti allo spettacolo con il solito vago scetticismo di quando devono affrontare qualcosa che non sia loro familiare («Gente furesta, gente funesta», si diceva un tempo), con la predisposizione a sforzarsi per non perdere nemmeno una battuta, come accade, ad esempio, quando vanno a vedere un De Filippo. E scena dopo scena si sono meravigliosamente resi conto che non c'era affatto da sforzarsi, ma semplicemente da godersi lo spettacolo che avevano di fronte... e in loro stessi. Una signora in pelliccia mormora alla nipote: «Domani ti vedrò ballare in corridoio in questo modo», e il succo della serata, in effetti, sta tutto in queste poche parole: tutti avevano improvvisamente voglia di entrare nello spettacolo, e lo mostravano tenendo il ritmo col piede, canticchiando tra sé e sé i motivi della commedia, battendo le mani insieme agli attori. Un piccolo miracolo che mostra come gli stereotipi, in fondo, magari siano veri, ma non siano mai impermeabili e fissi. Grazie, da Genova a Catania e alla Sicilia tutta!
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