SUCCESSO DEL CONCERTO ALL’AUDITORIUM DI NAXOS DEL DUO DMITRIJ E VOVKA ASHKENAZY
DI DEMETRIO NUNNARI
Un momento artistico di gran spessore ha visto esibirsi - il 26 Marzo scorso, sugli spalti dell’Auditorium dell’Hilton Hotel di Giardini Naxos (Messina) - il duo Dmitrij & Vovka Ashkenazy (clarino e pianoforte) in una full immersion musicale introdotta da una conferenza stampa, da un concerto e conclusasi, il 27 Marzo, con una Master Class durante la quale i due artisti hanno dispensato a profusione il loro magistero.
Per inciso, Dmitrij e Vovka Ashkenazy appaiono oggi sempre più assiduamente nelle compagini musicali più prestigiose al mondo (Stati Uniti, Europa, Giappone, Australia) ed assieme alle orchestre più rinomate (Royal Philharmonic Orchestra, Filarmonica della Scala, St. Petersburg Philharmonic Orchestra…), oltre ad avere all’attivo diverse incisioni discografiche per Decca Records.
Nel dettaglio, invece, il duo trascina il pubblico peloritano in un piano di lettura tutt’altro che consueto, ed anzi permeato – potremmo dire – di “sentieri solitari”: dalle asimmetrie ritmiche di Lutoslawsky (5 Dance Preludes) alla timbrica sensuale di Debussy (Première Rhapsodie), per poi andare al garbato gioco ironico di Poulenc (Sonata), alla estatica spontaneità di Rota (Sonata in Re) ed alle fosche inquietudini di Castelnuovo-Tedesco (Sonata op. 128). L’intento, palese, di tal programma tutto novecentesco (i brani sono stati scritti in un arco di tempo che va dal 1909 al 1962) è quello di far riaffiorare i tratti antitetici del linguaggio musicale delle avanguardie finanche più tarde, quali le lusinghe della prosodia, una certa giocosità beffarda ed una “serpeggiante” vocazione jazzistico-folklorica.
In particolare, da subito gli Ashkenazy affrontano le tare della scrittura di Witold Lutoslawsky che, debitrice dei colori e dei ritmi del prodigo folclore polacco, rischia di svilirsi in un’esecuzione “a due”. Qui, il solista, abilmente sostenuto dal fratello, sa piegare lo strumento alle ragioni della tradizione popolare, con sonorità e tempi che si fanno cangianti ad ogni passo.
La perfetta sintonia consente, poi, loro di rimarcare - nella Première Rhapsodie di Claude Debussy - oltre alle avvolgenti, calde tinte anche talune asperità care sia al simbolismo che al jazz e (impresa non semplice, data l’accezione di “rapsodia”) il respiro interno del brano.
Di grande interesse ci è parsa anche la “declamazione sommessa” della Sonata di Francis Poulenc, tutta risolta in funzione di una inattesa inclinazione lirica, quasi a beffa di quella smaccata ironia divenuta oramai cliché di tante letture del maestro francese. Davvero ben eseguita e toccante, peraltro, la Romanza centrale.
L’estatico, malinconico Nino Rota della Sonata apre la seconda parte del concerto e ristabilisce il legame con il primato della melodia e la bellezza del canto della gente semplice. La voce del clarinetto è morbida e dolce e rende appieno la liricità di Rota. E soprattutto, di notevole impatto “visivo” (poiché di un autore che ha scritto per il cinema si tratta) è l’Allegro scorrevole di chiusura, eseguito dal nostro Duo con la stessa levità e spensieratezza di una gita in bicicletta in una bella giornata di sole.
Segue la Sonata di Mario Castelnuovo-Tedesco, composizione complessa, che se nella forma pare decisamente tradizionale (quattro movimenti canonici), esibisce nel tempo iniziale una fosca qualità sonora – quasi come angosciosi “perche?” – che il Duo stigmatizza a dovere riecheggiando, a nostro avviso, un po’ Debussy. L’anima popolare torna però nel finale Allegro alla napoletana, tripudio festoso e danzante (e alquanto impervio all’esecuzione) che Dmitrij e Vovka Ashkenazy guadagnano senza indugio al loro mestiere. In tema il meritato bis.
A seguire, il 27 Marzo, la Master Class di cui sopra, nella quale si sono distinti i pianisti Maria Carmen Galeno e Antonino Salvino Midiri.
Piena è stata la soddisfazione espressa dall’Associazione Culturale “Antares” di Messina, organizzatrice dell’evento, nella persona della Prof.ssa Grazia Paino che si è avvalsa della direzione artistica dei M.ri Daniele Condurso e Daniela Giorgianni.