SULLA NOMINA DI ALFANO LE MISERIE DEL CENTROSINISTRA

Pubblicato il da Carmelo Garofalo

DI CARMELO GAROFALO

 

 

Bersani, basta guardarlo in volto, ha la stessa educazione politica dei D’Alema, Bindi, Franceschini e compagni.

Sguardo truce, volto livido con gli occhi rabbiosamente puntati sull’avversario che, se è politico, è nemico.

Tutti rancorosi alla Santoro: ecco perché per loro, ormai, è sempre Annozero…

E quindi, s’è lasciato scappare una battuta più che infelice e maleducata, nell’apprendere dell’elezione di Angelino Alfano a Segretario del Partito del Popolo della Libertà: “Ma Alfano è il Segretario del partito o il Segretario del Presidente del Partito?”

Una manifestazione di cattivo gusto, “un grave errore” commenta Cicchitto ammonendo il leader, “il suo retroterra storico dovrebbe insegnargli che non si sottovalutano gli avversari”.

E a sua volta La Russa evidenzia la possibilità che Bersani rischi di continuare ad essere il reggicoda di Vendola, De Magistris o, peggio, il Vice di Di Pietro. Già di Di Pietro!

Fini, docet! Voleva dare una lezione politica a Berlusconi, da lui ritenuto un corpo estraneo alla politica, ed è finito reggicoda di Casini e, allo stato soltanto di riflesso, di Di Pietro.

Già, perché se nella prima Repubblica il Migliore era per i comunisti Togliatti e Bersani alle volte sente di esserne presuntuosamente l’erede, oggi, nel Terzo Millennio pare che il Migliore sia proprio Di Pietro e tutti i leader del centrosinistra son destinati a fargli da reggicoda.

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